Regno Unito: Equality Act, rimandato al 2007

Regno Unito: Equality Act, rimandato al 2007

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Slitta le legge sull’uguaglianza tra le persone e viene al pettine il nodo tra il credo religioso e l’operato dei politici. I Liberal-Democratici chiedono le dimissioni della Ministra Ruth Kelly   

LONDRA – Spaccatura all’interno del Consiglio dei Ministri del governo guidato da Tony Blair sui continui ritardi che sta subendo il progetto di legge sull’Uguaglianza tra i cittadini (Equality Act), che tutelerebbe anche meglio le persone omosessuali da discriminazioni. Nell’occhio del ciclone ancora una volta Ruth Kelly, la ministra facente parte dell’Opus Dei e che dal maggio scorso è Segretario di Stato per le comunità e i governi locali, nonché Ministro per le donne e l’uguaglianza. La normativa allo studio ha lo scopo di rendere illegali discriminazioni in termini di fornitura di servizi e beni alla comunità GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) e sul lavoro. La nuova legge era prevista per questo mese ma adesso tutto è rimandato all’aprile del prossimo anno e c’è chi teme che proteste e pressioni da parte di gruppi cristiani possano essere alla base del ritardo. Secondo il quotidiano The Observer il Primo Ministro britannico e la ministra competente in materia avrebbero in mente modifiche per far sì che fossero introdotte eccezioni per avere categorie “esentate” dagli obblighi previsti nella legge. Il mese scorso la Christian Peoples’ Alliance (l’Alleanza delle Persone Cristiane) aveva chiesto al governo di inserire una “clausola di coscienza”, spiegando che le nuove norme potrebbero spingere dei cristiani devoti a infrangere le norme in materia di fornitura di servizi (affitto di camere e aule per convegni in alberghi e strutture ricettive, procedure da parte di agenzie che si occupano di adozioni, comportamenti di scuole cattoliche, eccetera) a coloro che conducono una vita che è contraria ai loro principi religiosi. In una lettera aperta pubblicata sul Daily Telegraph la scorsa settimana la Christian Lawyers’ Fellowship (Compagnia dei consulenti legali cristiani) ha affermato che “l’attuale proposta di legge infrangerebbe i diritti di Cristiani e Ebrei di agire in osservanza dell’insegnamento della loro dottrina.”

Dal momento che gli aderenti all’ Opus Dei sono chiamati “a rendere presente il Vangelo in tutte le attività” e a diffondere ovunque una viva consapevolezza all’apostolato “in particolar modo nell’esercizio del lavoro professionale” la loro presenza in ambito politico pone degli interrogativi in chi ha in mente uno Stato democratico laico nel quale religione e politica siano ben distinte e separate. La prospettiva di avallare comportamenti discriminatori quando fondati su credo religioso ha fatto infuriare il Segretario all’educazione Alan Johnson che poche settimane fa ha scritto a Kelly per dirle che su certe questioni i pari diritti non dovrebbero mai venire annacquati. I Liberal-Democratici chiedono adesso apertamente le dimissioni della ministra targata Opus Dei e la loro portavoce sui temi dell’uguaglianza, Lorely Burt, ha dichiarato che «abbiamo sempre temuto che le credenze personali di Ruth Kelly non la rendessero la persona più adatta di occuparsi dei diritti dei gay. Sfortunatamente queste paure sono diventate realtà, per cui dovrebbe dimettersi.» È pienamente d’accordo anche George Broadhead, segretario della GALHA, l’associazione di gay e lesbiche umanisti, che ha detto che da quanto la signora Kelly è stata eletta «c’è sempre stato il sospetto che non si sarebbe comportata in modo equo in riguardo alle persone GLBT» per via del conflitto tra la sua appartenenza all’Opus Dei e le sue responsabilità per promuovere l’uguaglianza di tutte le persone. «Questi ultimi eventi indicano che la sua fedeltà all’Opus Dei è ormai prioritaria», ha concluso Broadhead. Dal Dipartimento delle comunità e dei governi locali (DCLG) gettano acqua sul fuoco, dicendo di essere impegnati sul progetto e che il ritardo è dovuto solo al grande numero di consultazioni richiesto (oltre tremila) su questo un tema che hanno definito “complesso”. 

Regno Unito, unione civile fra due preti anglicani omosessuali

Regno Unito, unione civile fra due preti anglicani omosessuali

LONDRA (Reuters) - Un prete che è stato al centro di una polemica sull’omosessualità nella Chiesa d’Inghilterra si è unito civilmente con un altro prete, suo compagno da molto tempo.

Lo hanno annunciato ieri alcuni attivisti del mondo gay.

I conservatori nella Chiesa d’Inghilterra hanno reagito alla notizia con costernazione e hanno detto che aggraverà la disputa sull’omosessualità all’interno della comunione anglicana, la libera federazione delle comunità anglicane nel mondo.

Jeffrey John, decano di St Albans, si è unito civilmente con Grant Hollings, cappellano della Chiesa d’Inghilterra, in una cerimonia davanti all’ufficio del registro nel sud dell’Inghilterra lo scorso fine settimana, hanno riferito gli attivisti a Reuters.

La Gran Bretagna ha introdotto l’unione fra coppie dello stesso sesso a dicembre, con gli stessi diritti delle coppie sposate eterosessuali. Il termine usato generalmente è “matrimoni gay”, benché la legge li definisca diversamente.

John e Hollings stanno insieme da molti anni e definiscono casta la loro relazione. Secondo le regole della Chiesa d’Inghilterra, i sacerdoti sono autorizzati a dichiararsi omosessuali e ad unirsi civilmente, fintantoché queste unioni non vengono consumate.
 

Londra: una GMG cattolica nel cuore pulsante della citta’

Londra: una GMG cattolica nel cuore pulsante della città

di Stefano Caredda

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  “Spirit in the City”: le parrocchie del West End organizzano quattro giorni di preghiera, adorazione, evangelizzazione di strada e condivisione. Giovani cattolici fra Soho e Piccadilly per testimoniare la propria fede. Con consapevolezza.   

  LONDRA - Una sorta di Giornata Mondiale della Gioventù nel centro di Londra. Quattro giorni di appuntamenti nelle chiese, nelle piazze e nelle vie della capitale britannica, animate dai giovani cattolici delle quattro parrocchie cattoliche del West End, il cuore pulsante di Londra. A Soho e Covent Garden, fra gli uffici e i turisti, nei luoghi solitamente dedicati al divertimento e allo shopping, con negozi, ristoranti, teatri, pub, droga e sesso, vanno in scena il suono delle chitarre e l’ondata di magliette bianche con il logo di questa iniziativa: “Spirit in the City”. 
 
Tutta la Londra cattolica, in verità, durante il week-end si è mobilitata. Nelle giornate fresche e ventilate comprese fra giovedì 13 e domenica 16 luglio, quattro giorni dedicati dall’intera diocesi ad iniziative di testimonianza ed evangelizzazione, sulla scia di un invito del cardinale Cormac Murphy-O’Connor, che di Westminster è arcivescovo: “Open the Doors”. Ad aprire le porte i parroci del centro città, che fanno bene il loro mestiere, sono abituati (lo abbiamo evidenziato in occasione dell’EuroPride svoltosi lo scorso 1 luglio): per non smentirsi, stavolta aprono le porte non solo per aspettare che qualcuno entri, ma anche per uscire e andare a cantare, a pregare, a parlare direttamente in strada o in piazza. Se evangelizzazione deve essere, che lo sia davvero.

Ad unire le forze, come detto, sono quattro parrocchie, disposte a raggiera fra Soho, Piccadilly e Covent Garden. C’è la parrocchia di Our Lady of the Assumption & St. Gregory, in Warwick Street, a due passi dal traffico di Piccadilly Circus; c’è quella del Corpus Christi in Maiden Lane, nella confusione di Covent Garden; c’è la French Church (Notre Dame de France) a Leicester Square, fra un cinema, un teatro e un ristorante spenna-turisti; e c’è infine St. Patrick’s in Soho Square, punto di partenza e di arrivo di ogni tour per il quartiere più conosciuto e multiforme di Londra. Ogni giorno almeno 250mila persone passano per questi luoghi: le quattro parrocchie mettono in piedi una staffetta e dal mezzogiorno di giovedì al tramonto della domenica è un fiorire di incontri e di iniziative.

Si comincia con quaranta ore di adorazione continua a St. Gregory, con catechesi, gruppi di discussione, momenti di socializzazione e di ristoro. Ci sono preghiere mattutine e meditazioni serali, cui fanno seguito tre processioni eucaristiche, a segnare il passaggio di consegne fra una parrocchia e l’altra.

Sono le ventidue di un affollato venerdì sera quando dal Corpus Christi a Maiden Lane cento giovani armati di chitarre, canti e volantini iniziano a percorrere le vie della città per giungere in Soho Square. Non è una novità assoluta: da queste parti è piuttosto frequente scorgere gruppi religiosi che viaggiano con strumenti musicali alla mano. Questi giovani cattolici però si distinguono per due cose: certamente per il loro considerevole numero, ma ancor più per il fatto che dietro di loro il parroco di St. Patrick’s avanza tenendo bene in vista un’ostia consacrata. “Oh, it’s catholic”, commentano due donne di mezza età davanti ad un bar.

Una squadra di sorridenti giovani distribuisce a destra e a sinistra, lungo il percorso, i volantini di Spirit in the City: è una piccola lezione di catechismo, perché si va subito al sodo e si ricorda a tutti il significato di quel pezzo di pane portato in processione. Se ha un senso essere cattolici nella terra della Chiesa anglicana, lo si trova proprio nella presenza reale di Dio in quel pezzo di pane: le parrocchie cattoliche e le pubblicazioni che in esse sono disponibili lo rammentano in continuazione.

Città multietnica e multiculturale per eccellenza, Londra risponde con ironia e con distacco, con vicinanza e con attenzione. “No, I’m a muslim”, risponde cortesemente un giovane musulmano al cattolico che gli porge il volantino. “I’m gay”, urla un altro poco più in là, come se l’essere omosessuale fosse una religione, e come se l’esserlo implicasse l’impossibilità di avere una fede religiosa. I turisti orientali guardano incuriositi, tanti ragazzotti alla settima pinta di birra semplicemente ignorano, altri si fanno due risate e scuotono il capo. Qualcuno si accoda, timidamente. La gran parte, per curiosità, accetta il volantino e lo legge: “Vediamo un po’ chi sono questi”, sembrano domandarsi. La polizia controlla il tutto: non ci sono motivi di preoccupazione. Quando si arriva a St. Patrick’s,  ecco l’adorazione notturna, fino oltre la mezzanotte.

Insomma, quello che non trovate a Roma, cuore del cattolicesimo (dove, per fare un esempio, l’appuntamento diocesano con l’adorazione eucaristica dei giovani in Sant’Agnese in Agone a piazza Navona è sospeso per ferie), potete trovarlo a Londra, cuore dell’anglicanesimo. Misteri… della fede.

Sabato è la giornata della missione di strada, e per tutto il pomeriggio a Soho Square è tempo di “Street Evangelisation”: band cristiane suonano sul palco allestito per l’occasione, mentre gli altri cercano un confronto e una discussione, una condivisione e uno scambio di opinioni. I risultati non possono essere resi con i numeri, ma certo sono positivi. Nel tardo pomeriggio, si celebra la messa, che alterna il latino dei momenti solenni alle chitarre elettriche dei canti giovanili, allegri e gioiosi. Dopo la cena comune, alle nove della sera è la volta della preghiera di Taizé: tornano le chitarre acustiche, resta alta l’intensità della partecipazione.

Una esperienza, quella di Spirit in the City, che si conclude domenica pomeriggio con uno spettacolo teatrale e un vero e proprio Happy Hour stile inglese, con musica, danze e drink. L’occasione più comune per conoscere e conoscersi meglio.

Ne viene fuori l’immagine di una chiesa cattolica viva, che in una terra di frontiera sa mantenere visibile la sua presenza e soprattutto sa concentrare la sua attenzione sull’essenzialità del messaggio cristiano e sulla peculiarità di quello cattolico. Non si parla di morale o di politica, non sono questi i primi argomenti che saltano all’occhio arrivando in un ambiente cattolico: tutto è invece rivolto ai principi basilari della fede, e in particolare al significato di quel “This is my body” (“Questo è il mio corpo”) che così spesso, anche nelle omelie, i sacerdoti sottolineano. I cattolici inglesi, insomma, sembrano essere ben consapevoli dei contenuti della loro fede. Forse lo sono più di quanto non lo siano i cattolici italiani.