Gran Bretagna. Bocciata la legge sul suicidio assistito ma è già polemica
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di Maria Rosaria Cozza
Gran Bretagna. Bocciata la legge sul suicidio assistito ma è già polemica.News del 28-06-2006
La Gran Bretagna sembrava sempre più vicina alla legalizzazione del suicidio assistito; la proposta di legge dal titolo “Assisted Dying for the terminally ill”(Morte assistita per i malati terminali, disegnata sul modello dell’Oregon) introdotta alla Camera dei Lord tre anni fa da Lord Joffe, se approvata, avrebbe reso possibile per un medico (o per un membro di uno staff coordinato da un medico) procurare a determinati pazienti, in presenza di precise condizioni, la morte mediante somministrazione di farmaci letali.
Così non è stato. Infatti, nonostante i sondaggi più recenti vedessero l’80% della popolazione a favore della legalizzazione del suicidio assistito, la proposta di legge ha avuto la sua terza bocciatura consecutiva, questa volta da parte della House of Lords britannica.
Il provvedimento, che non legalizzava peraltro l’eutanasia (punita in Gran Bretagna con pene fino a 14 anni di reclusione) e ammetteva comunque l’obiezione di coscienza, ha acceso forti polemiche nel Paese, soprattutto nell’ambiente medico che, secondo i sondaggi, sarebbe stato nettamente contrario.
Infatti proprio la prestigiosa rivista Lancet è stata terreno di scontro tra chi si proclamava contrario e chi invece era favorevole alla legge.
“Si tratterebbe di un passo indietro e di un atto retrogrado”, spiega Margaret A. Branthwaite, avvocato e consulente di autorità sanitarie, “se comprensibili ma indifendibili paternalismi da parte dei medici imponessero un punto di vista medico-centrico. Le cure palliative hanno molto da offrire, sia nel controllo dei sintomi specifici sia nel supporto psicologico e sociale. Ma non tutti i pazienti acconsentono a questa gestione, e i medici non sono autorizzati ad imporsi sui pazienti, non importa quanto fortemente e sinceramente siano coinvolti”.
“Una legislazione che permettesse ai pazienti di scegliere un suicidio assistito da medici altererebbe irrimediabilmente l’ethos della nostra società”, protesta David Jeffrey, ex presidente dell’Association for Palliative Medicine of Great Britain and Ireland.
“Ciò di cui abbiamo bisogno invece è che le autorità politiche diano la massima priorità all’assistenza ai malati terminali, in modo che tutti i pazienti abbiano accesso alle migliori cure palliative possibili”.
Dello stesso parere anche la Chiesa che ribadisce con forza il severo giudizio dei vescovi inglesi e gallesi.
“I malati terminali hanno bisogno di cure adeguate, di essere assicurati che la loro vita ha un valore e che la società non li vuole morti - ha commentato Mons. Peter Smith, presidente della Commissione episcopale inglese per la responsabilità cristiana e la cittadinanza.
Una legge che consente ai medici di aiutare i pazienti ad uccidersi - ha aggiunto - si differenzia molto poco da una che consente di ucciderli”.