GB: partorisce a 62 anni

GB: partorisce a 62 anni

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Una psichiatra infantile si è sottoposta alla terapia della fertilità
L’ha seguita nell’ex Unione Sovietica il medico italiano Antinori
Gran Bretagna, partorisce a 62 anni
è la mamma più vecchia del Paese
Non è il record mondiale: una romena madre a 66 anni
John e Patti Farrant
LONDRA - A 62 anni una psichiatra infantile è diventata la mamma più anziana della Gran Bretagna. La donna, scrive il quotidiano Daily Mail, si è sottoposta a un trattamento all’estero e mercoledì ha dato alla luce un bambino. JJ - questo il nome provvisorio del neonato - pesa tre chili ed è nato in un ospedale di Brighton, nel sud dell’Inghilterra.

Patti Farrant ha già tre figli tra i 26 e i 18 anni e con il nuovo arrivato, avuto grazie a una terapia della fertilità in vitro (IVT), si è aggiudicata il primato di madre più vecchia della Gran Bretagna. Non del mondo tuttavia: la batte Adriana Iliesco, una romena che nel 2005 ha partorito a 66 anni, sempre dopo il trattamento IVT.

Nella vicenda della mamma-nonna, ha avuto un ruolo chiave il ginecologo Severino Antinori. Patti Farrant infatti si è rivolta a una clinica - che si trova in un paese dell’ex Unione Sovietica - del medico, noto per le nascite “miracolose” e per gli esperimenti di clonazione.

Non sono mancate le critiche alla scelta di Patti e John, il suo compagno sessantenne. Il direttore clinico del Cromwell Ivf and Fertility Centre di Swansea, Peter Bowens Simkins, ha definito quella della coppia di Lewes (East Sussex) “una scelta segno di egoismo”. “Non credo sia nell’interesse di un bambino avere una madre che, quando il figlio finisce la scuola dell’obbligo, sta viaggiando verso gli 80 anni”, ha spiegato.

La risposta arriva proprio dai Farrat, che hanno assicurato di godere di “ottima salute” e che “nel caso dovesse capitarci qualcosa di brutto abbiamo coppie di amici più giovani che si sono già dette disponibili a prendersi cura di JJ”. Poi Patti Farrat ha chiamato in causa anche la psichiatria infantile, il suo mestiere, per puntualizzare che “per un bambino, non è importante che i suoi genitori siano più o meno giovani, ma che riescano a soddisfare le sue esigenze. E noi possiamo farlo”.

 

Difetti genetici, nuovo test per scoprirli

DIFETTI GENETICI, NUOVO TEST PER SCOPRIRLI
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Arriva dalla Gran Bretagna un aiuto per le coppie che ricorrono alla fertilizzazione in vitro e che hanno un alto rischio di tramandare gravi difetti genetici: grazie ad un nuovo test sarà possibile infatti individuare in modo più rapido e sicuro gli eventuali difetti degli embrioni prima dell’impianto.

Il test aumenta le probabilità di partorire un bambino sano, utilizza una tecnica che esamina l’intero DNA di una cellula piuttosto che ricercare il possibile gene difettoso. Così facendo sarà possibile individuare diverse patologie, invece che una sola.

L’equipe ha sviluppato il nuovo test (Pgh-Pre-implantation genetic haplotyping) presso il Guy’s Hospital di Londra

Londra pronta al trapianto di faccia

Londra pronta
al trapianto di faccia

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La Gran Bretagna si appresta a realizzare quattro interventi su grandi ustionati 

 LONDRA, 19 giugno 2006 - Dopo la Francia, anche la Gran Bretagna è pronta a dare il via libera ai trapianti del viso: il comitato etico del londinese Royal Free Hospital dovrebbe presto autorizzare quattro interventi chirurgici, come scrive il settimanale The Observer; l’annuncio ufficiale dovrebbe essere diffuso mercoledì.

L’operazione di trapianto parziale o totale del viso ha sollevato alcuni problemi etici anche per il possibile trauma psicologico per il paziente, costretto ad assumere la fisionomia del donatore. L’equipe del Royal Free Hospital di Londra, guidato dal chirurgo plastico Peter Butler, ha già iniziato a selezionare pazienti vittime di gravi ustioni: il criterio più importante è quello psicologico, come ha spiegato lo stesso Butler.

“Occorre scegliere i pazienti giusti: valuteremo come hanno saputo affrontare la lesione originale e le successive operazioni di plastica facciale: bisogna essere forti per poter affrontare un intervento del genere”, ha dichiarato il chirurgo.

Il risultato è un viso “ibrido”, nel senso che la faccia deve adattarsi alla struttura ossea sottostante, ma in linea di massima i lineamenti, il colore della pelle e la peluria facciale rimangono quelli del donatore.

L’intervento ha una durata di 14 ore ed un costo di circa 30mila euro: da un punto di vista clinico, l’aspetto più importante è che i pazienti dovranno assumere farmaci immunodepressivi per il resto della loro vita per evitare il rigetto dei nuovi tessuti.

Un rischio che è del 10% nel primo anno e fino al 50% nei cinque anni successivi, senza contare il rischi di tossicità associati a tali farmaci.