GB: polemica sull’uso del Minociclina nel trattamento contro l’acne

GB: polemica sull’uso del Minociclina nel trattamento contro l’acne

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Un articolo del giornale inglese The Guardian ha evidenziato come la prescrizione dell’antibiotico Minociclina per l’acne sia 3 volte più costosa rispetto a trattamenti alternativi e, inoltre, sia associata a gravi eventi avversi.

L’articolo si basa sulla revisione compiuta dal The Drug and Therapeutics Bulletin ( DTB ).

Alternative, meno costose, alla Minociclina sono rappresentate da Doxiciclina, Oxitetraciclina, Limeciclina, e Tetraciclina.

I medici prescrivono in modo routinario la Minociclina convinti che sia più efficace, più facile da assumere ed induca meno farmacoresistenza rispetto ad altri antibiotici.

Tuttavia, secondo DTB esistono altri farmaci efficaci quanto la Minociclina, senza i gravi effetti indesiderati di quest’ultima.

La Minociclina può causare pigmentazione talvolta irreversibile e l’insorgenza di lupus eritematoso sistemico.

Il Regno Unito da l’allarme botulino

Il Regno Unito da l’allarme botulino

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Arriva dal Regno Unito l’allarme dipendenza da botulino. Uno studio condotto da Carter Singh, psicologo del Derbyshire Royal Infirmary, e da Martin Kelly, chirurgo plastico della clinica London Plastic Surgery Associates, in collaborazione con 81 centri di chirurgia plastica sparsi nel Paese, ha messo in luce l’alto rischio che il botox, il trattamento che elimina le rughe per circa sei mesi e che consiste in una semplice siringa, possa rendere dipendenti.
Secondo gli scienziati britannici, le persone che non riescono più a vedere allo specchio il loro viso segnato dall’età ricorrono al botox continuamente, a volte ancora prima che il suo effetto scompaia.
Come spiegato dai due ricercatori ai microfoni della BBC e ai colleghi riuniti nel convegno dell’Associazione britannica di Chirurgia plastica ed Estetica, è stato chiesto ad un campione di “amanti” del botulino di riferire quanto e come si sottoponessero al trattamento. Le risposte fornite da questi soggetti sono state comparate con quelle date da alcuni individui che erano soliti preferire trattamenti estetici e anti-età meno invasivi.
Il quadro che emerge dall’inchiesta è allarmante: quattro persone su dieci corrono dal chirurgo per iniettarsi il Botox ancora prima che l’effetto del trattamento precedente svanisca. Un’esigenza ossessiva che è causata direttamente da una incapacità ad accettare il proprio viso come realmente è e non da una dipendenza di tipo farmacologico. Non solo: il 50% del campione manifesta una mancanza di controllo nei confronti del processo naturale di invecchiamento; la stessa percentuale di persone esprime rabbia nei confronti di chi li critica per la loro abitudine al botulino; il 50%, inoltre, non dichiara di vedersi più giovane, ma di “sentirsi” più giovane. Tutti sintomi che i due studiosi hanno classificato come maniaco-compulsivi.
I ricercatori britannici hanno chiesto ai loro colleghi riuniti a Londra di prestare attenzione alla frequenza con la quale i loro pazienti richiedono il trattamento e tenere d’occhio i possibili Botox-dipendenti, anche alla luce del fatto che non sono ancora noti né provati gli effetti di un utilizzo intenso e a lungo termine della tossina.