Ristoranti inglesi: Guerra allo sporco nel Regno Unito

Ristoranti inglesi: guerra allo sporco nel Regno Unito 

http://corriere.it

I locali pubblici che servono alimenti saranno sottoposti a verifica del livello d’igiene e i risultati delle ispezioni saranno pubblici  LONDRA- Guerra allo sporco in Gran Bretagna. Quello dei ristoranti per la precisione. Il Governo Blair ha deciso che 500 morti all’anno per avvelenamento da cibo nel Regno Unito sono troppi, soprattutto considerato che molto spesso il decesso avviene dopo un pasto fuori casa. E così è partita la campagna che dovrebbe fare «pulizia» del rischio di contaminazione alimentare: i luoghi di ristoro saranno d’ora in poi classificati anche in base al livello d’igiene, che entreranno nei giudizi indipendentemente dal loro «censo»: le «tre stelle Michelin» saranno trattate con la stessa severità dei fast-food.
RISULTATI SU INTERNET -La classificazione dei ristoranti in base a criteri d’igiene sarà gestita dalla «Food Standard agency» (Fsa), l’authority in campo alimentare.
Molte informazioni sono già disponibili grazie ai controlli delle autorità locali comunicati alla Fsa, ma ora le ispezioni diventeranno sistematiche e i risultati saranno resi pubblici su Internet, mentre finora in Gran Bretagna un cittadino poteva conoscere gli esiti di questo tipo di controlli solo facendone espressa richiesta in forza del Freedom Information Act
«sull’accesso del pubblico alle banche dati delle amministrazioni locali e dello Stato».

Secondo il Times, che ha dato grande risalto all’iniziativa contro i ristoranti killer, la Food standard agency procederà l’anno prossimo a una serie di esperimenti pilota. Si comincerà da Londra e da altre sei città inglesi (Coventry, Derby, Hull, Leichester, Stoke e Nottingham), due scozzesi (Edimburgo e Aberdeen), una gallese (Swansea) e una irlandese del nord (Belfast). Nei primi mesi del 2008 il progetto dovrebbe essere esteso a tappeto sul tutto il territorio del regno Unito.
L’Fsa non ha però ancora deciso se al pubblico saranno fornite informazioni discorsive oppure se sarà usato il classico sistema delle stellette. Altro punto irrisolto riguarda l’obbligo o meno di affiggere all’ingresso dei ristoranti l’esito dei controlli.
ESPERIMENTO - A Camden, uno dei quartieri di Londra, l’amministrazione locale ha cominciato già da un anno e mezzo a rendere noti i risultati delle ispezioni compiute sui 1200 ristoranti della zona e la novità ha funzionato: quelli perfettamente in regola sono saliti dal 65 all’ 80%. Camden ha adottato un sistema tipo Michelin: tre stellette indicano che la pulizia è impeccabile, una che la pulizia è passabile e l’assenza di stellette denota la necessità di «grossi miglioramenti». Gli chef londinesi hanno reagito in modo positivo all’ iniziativa (peraltro già in vigore in Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda). 

Irlanda del Nord: ecco il piano Blair-Ahern

Irlanda del Nord: ecco il piano Blair-Ahern

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I primi ministri britannico ed irlandese, Tony Blair e Bertie Ahern, hanno presentato il piano per la formazione di un nuovo governo biconfessionale nell’Irlanda del Nord, come previsto dagli accordi del Venerdì Santo firmati nel 1998.

La presentazione del piano arriva come preannunciato al termine della tre giorni di colloqui fra i partiti nordirlandesi che non hanno portato ad un accordo definitivo fra le due formazioni maggioritarie, i protestanti del Dup e i cattolici dello Sinn Fein. I due Primi ministri hanno dato tempo un mese alle parti perch‚ accettino il progetto: in caso di rifiuto, lo stallo politico in atto da quattro anni verrà risolto nel senso di rinviare sine die la formazione di un esecutivo e mantenendo sulla provincia l’autorità esercitata direttamente da Londra. “Credo che questa possa essere la base per fare dei progressi: è molto difficile, occorre superare delle posizioni rimaste immutate per molti anni”, ha spiegato Blair nella conferenza stampa congiunta tenuta insieme ad Ahern, il quale ha aggiunto: “Abbiamo gli elementi par dare soluzione a tutte le questioni, non è un documento che possa soddisfare completamente entrambe le parti ma rappersenta un accordo bilanciato e praticabile”. Il piano prevede una serie di misure conciliatorie che dovranno essere prese alternativamente da cattolici e protestanti: ad aprire le danze è stato chiamato lo Sinn Fein, il cui Comitato direttivo dovrà rinunciare alla sua oppiosizione alla polizia dell’Ulster, considerata strumento nelle mani della parte protestante anche dopo la recente riforma. Il Dup dovrà in cambio procedere senza ulteriori esitazioni a nominare il suo leader Ian Paisley come uno dei due dirigenti del nuovo governo biconfessionale; questi ha tuttavia commentato a caldo che occorre lavorare ancora a lungo per affrontare le numerose questioni irrisolte e che “sono i fatti a contare, e non le scadenze”; Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, ha da parte sua commentato che il piano richiede “un’attenta considerazione”. Ma la scadenza esiste: se entro il 24 novembre l’accordo non ci sarà, il Parlamento nordirlandese verrà sciolto, i deputati verranno dichiarati decaduti e il loro stipendio sospeso. Se invece tutto dovesse andare bene verrà preparato un testo legislativo che permetterà di procedere alla nomina formale dell’esecutivo entro il 14 marzo e all’assunzione dei poteri il successivo 26 marzo.

Regno Unito: Equality Act, rimandato al 2007

Regno Unito: Equality Act, rimandato al 2007

http://gay.it

Slitta le legge sull’uguaglianza tra le persone e viene al pettine il nodo tra il credo religioso e l’operato dei politici. I Liberal-Democratici chiedono le dimissioni della Ministra Ruth Kelly   

LONDRA – Spaccatura all’interno del Consiglio dei Ministri del governo guidato da Tony Blair sui continui ritardi che sta subendo il progetto di legge sull’Uguaglianza tra i cittadini (Equality Act), che tutelerebbe anche meglio le persone omosessuali da discriminazioni. Nell’occhio del ciclone ancora una volta Ruth Kelly, la ministra facente parte dell’Opus Dei e che dal maggio scorso è Segretario di Stato per le comunità e i governi locali, nonché Ministro per le donne e l’uguaglianza. La normativa allo studio ha lo scopo di rendere illegali discriminazioni in termini di fornitura di servizi e beni alla comunità GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) e sul lavoro. La nuova legge era prevista per questo mese ma adesso tutto è rimandato all’aprile del prossimo anno e c’è chi teme che proteste e pressioni da parte di gruppi cristiani possano essere alla base del ritardo. Secondo il quotidiano The Observer il Primo Ministro britannico e la ministra competente in materia avrebbero in mente modifiche per far sì che fossero introdotte eccezioni per avere categorie “esentate” dagli obblighi previsti nella legge. Il mese scorso la Christian Peoples’ Alliance (l’Alleanza delle Persone Cristiane) aveva chiesto al governo di inserire una “clausola di coscienza”, spiegando che le nuove norme potrebbero spingere dei cristiani devoti a infrangere le norme in materia di fornitura di servizi (affitto di camere e aule per convegni in alberghi e strutture ricettive, procedure da parte di agenzie che si occupano di adozioni, comportamenti di scuole cattoliche, eccetera) a coloro che conducono una vita che è contraria ai loro principi religiosi. In una lettera aperta pubblicata sul Daily Telegraph la scorsa settimana la Christian Lawyers’ Fellowship (Compagnia dei consulenti legali cristiani) ha affermato che “l’attuale proposta di legge infrangerebbe i diritti di Cristiani e Ebrei di agire in osservanza dell’insegnamento della loro dottrina.”

Dal momento che gli aderenti all’ Opus Dei sono chiamati “a rendere presente il Vangelo in tutte le attività” e a diffondere ovunque una viva consapevolezza all’apostolato “in particolar modo nell’esercizio del lavoro professionale” la loro presenza in ambito politico pone degli interrogativi in chi ha in mente uno Stato democratico laico nel quale religione e politica siano ben distinte e separate. La prospettiva di avallare comportamenti discriminatori quando fondati su credo religioso ha fatto infuriare il Segretario all’educazione Alan Johnson che poche settimane fa ha scritto a Kelly per dirle che su certe questioni i pari diritti non dovrebbero mai venire annacquati. I Liberal-Democratici chiedono adesso apertamente le dimissioni della ministra targata Opus Dei e la loro portavoce sui temi dell’uguaglianza, Lorely Burt, ha dichiarato che «abbiamo sempre temuto che le credenze personali di Ruth Kelly non la rendessero la persona più adatta di occuparsi dei diritti dei gay. Sfortunatamente queste paure sono diventate realtà, per cui dovrebbe dimettersi.» È pienamente d’accordo anche George Broadhead, segretario della GALHA, l’associazione di gay e lesbiche umanisti, che ha detto che da quanto la signora Kelly è stata eletta «c’è sempre stato il sospetto che non si sarebbe comportata in modo equo in riguardo alle persone GLBT» per via del conflitto tra la sua appartenenza all’Opus Dei e le sue responsabilità per promuovere l’uguaglianza di tutte le persone. «Questi ultimi eventi indicano che la sua fedeltà all’Opus Dei è ormai prioritaria», ha concluso Broadhead. Dal Dipartimento delle comunità e dei governi locali (DCLG) gettano acqua sul fuoco, dicendo di essere impegnati sul progetto e che il ritardo è dovuto solo al grande numero di consultazioni richiesto (oltre tremila) su questo un tema che hanno definito “complesso”. 

Obesita’: GB, elaborata Mappa con citta’ piu’ a rischio

Obesita’: Gb, Elaborata ‘Mappa’ Con Citta’ Piu’ a Rischio
Londra - (Adnkronos Salute) - Continua la lotta allobesità nel Regno Unito. Dopo che il Governo britannico ha incaricato il ministero della Salute di erigersi a ministero del fitness per tamponare laumento senza precedenti del numero di persone colpite dal problema, che in 3 anni ha interessato il 38% in più degli inglesi, gli analisti hanno stilato due classifiche che delineano la mappa delle città in cui è più o meno alto il rischio di obesità, grazie alla rilevazione dellIndice di massa corporea di 25.000 persone.

Dallo studio svolto dagli analisti della Dr Foster Intelligence è emerso che la probabilità di diventare oversize è più alta nella provincia inglese, soprattutto in città come Easington, vicino Newcastle, e Corby, nei pressi di Leicester, che rispettivamente hanno un tasso di rischio del 22 e del 21%. Di contro, nelle grandi città, forse proprio a causa della vita frenetica che si conduce, la percentuale di probabilità per i residenti di diventare obesi si riduce notevolmente. La capitale, Londra, è in vetta alla top ten delle città con più basso indice di obesità, seguita da Kensinghton e Chelsea, a pari merito, e Westminster. Lanalisi è stata svolta sulla base dei dati emersi dai resoconti trimestrali della Health Survey for England e della British Research Market Bureau, che hanno rilevato lindice di massa corporea di 25.000 britannici. Grazie al sistema di rilevazione del codice di avviamento postale sviluppato dalla società Experion si è potuto risalire alla residenza degli intervistati, e permettere così agli analisti della Dr Foster Intelligence di stilare le classifiche.

L’aborto nel Regno Unito

L’aborto nel Regno Unito

http://zenit.org

Dai dati ufficiali del 2005 risulta che in Inghilterra e Galles l’aborto è lievemente aumentato. Il numero totale degli aborti effettuati su donne residenti nelle due regioni è stato pari a 186.416, rispetto ai 185.700 dell’anno precedente, con un aumento dello 0,4%, secondo un comunicato del 4 luglio del Dipartimento della salute.

In aggiunta lo scorso anno vi sono stati 7.937 aborti praticati su donne non residenti in Inghilterra e Galles; la maggior parte donne provenienti dall’Irlanda. In questo modo il totale degli aborti raggiunge la cifra di 194.353. La maggioranza degli aborti, l’89%, riguarda gravidanze inferiori alle 13 settimane di gestazione; il 67%, inferiori alle 10 settimane. Vi sono stati poi 137 aborti relativi a gravidanze oltre la 24° settimana.

Nell’insieme il tasso di aborto si è attestato a 17 per 1.000 donne residenti tra i 15 e i 44 anni d’età. In termini di fasce d’età, il tasso d’aborto più alto, il 32,0 per 1.000, ha riguardato le donne tra i 20 e i 24 anni.

Il Governo, attraverso il Servizio sanitario nazionale ha pagato l’84% degli aborti praticati nel 2005. La maggioranza, il 79%, sono stati effettuati su donne single, una percentuale costantemente in crescita sin dal 1995, anno in cui era di circa due terzi.

“L’alta percentuale di aborti – il 66% – effettuati entro le prime nove settimane di gravidanza è una chiara dimostrazione, se ma i ve ne fosse stato bisogno, che l’aborto nel Regno Unito è un aborto a richiesta”, ha affermato Julia Millington della ProLife Alliance. “E il marcato aumento del numero degli aborti precoci rende difficile non dedurre che l’aborto viene considerato come un metodo contraccettivo”, ha aggiunto in un comunicato stampa del 4 luglio in cui commenta questi dati.

Un’altra preoccupazione che emerge dai dati riguarda gli aborti praticati su giovani ragazze. Nel 2005 vi sono stati 1.083 aborti su ragazze minori di 15 anni. Il Dipartimento della salute ha aggregato le statistiche degli ultimi tre anni relative agli aborti effettuati su ragazze minori di 14 anni. Nel 2003-2005 vi sono stati 33 aborti su ragazze minori di 13 anni e 409 aborti su ragazze tredicenni.

“È una vergogna che il Governo promuova la segretezza dell’aborto per le ragazze minorenni e insista nel volerne mantenere all’oscuro i genitori”, ha affermato John Smeaton, direttore nazionale della Society for the Protection for Unborn Children (SPUC).

Smeaton ha deplorato le pressioni esercitate nei confronti dei medici dirette a mantenere un’assoluta segretezza sugli aborti per le giovani ragazze. In un comunicato stampa della SPUC, del 5 luglio scorso, Smeaton afferma: “Il Dipartimento della salute sostiene erroneamente che ai medici venga richiesto, sulla base della legge e del codice di condotta deontologico, di dover usare alle bambine minori di 16 anni la stessa riservatezza prevista per le persone maggiori di 16 anni”.

Motivazione eugenetica

I dati ufficiali rivelano inoltre che 1.900 aborti sono stati effettuati in base alla parte “E” della legge, che consente l’aborto in caso di probabili malformazioni. Il dipartimento della salute ha rivelato che sono state riscontrate anormalità cromosomiche nel 39% dei casi “E”, e malformazioni congenite nel 45% dei casi.

La Sindrome di Down è stata riscontrata nel 22% di tutti i casi “E”, ed ha rappresentato l’elemento più comune nelle anormalità cromosomiche. Alcuni dati relativi agli aborti effettuati in base alla parte “E” non sono stati resi noti su base annuale per via dell’esiguo numero di casi riscontrati. Si tratta delle malformazioni congenite del labbro leporino e della palatoschisi, di cui nel periodo 2003-2005 ve ne sono stati 11 casi.

La questione dell’aborto in caso di palatoschisi era stata oggetto di grande attenzione nel 2004, quando la chierica anglicana Joanna Jepson aveva portato la polizia in tribunale nel vano tentativo di far condannare i medici responsabili dell’aborto di un embrione di 28 settimane affetto dalla patologia.

Un altro elemento che emerge dalle statistiche è il numero delle donne che hanno subito più di un aborto. In ciascuno degli anni 2003-2005, il 32% delle donne sottoposte ad aborto ne avevano avuto uno più o più di uno in precedenza. Questa percentuale è aumentata di circa il 28% sin dal 1995.

Aumenta l’aborto in Scozia

Le statistiche pubblicate di recente mostrano anche un aumento degli aborti in Scozia. Nel 2005 sono stati praticati 12.603 aborti, secondo la BBC del 24 maggio. Con un aumento di 142 unità rispetto all’anno precedente, ha raggiunto il più alto livello sin dalla sua legalizzazione nel 1967. Circa 3.304 aborti sono stati effettuati su donne e ragazze minori di 20 anni e, di queste, 341 hanno riguardato ragazze minori di 16 anni.

Commentando i dati sul Sunday Times del 28 maggio, Katie Grant ha osservato che l’aborto continua ad aumentare nonostante tutti i milioni di sterline spesi per i programmi di educazione sessuale e nonostante i contraccettivi siano largamente disponibili. L’aborto, ha osservato la Grant, “non è più utilizzato come un’opzione di ultima ratio, ma è sempre di più trattato esattamente come un’altra forma di contraccezione”.

L’azione pubblica contro l’aborto non migliora la situazione, ha aggiunto Grant. Tutto ciò che il Governo fa è continuare a promuovere l’educazione sessuale esplicita e distribuire preservativi, ha commentato. Questo significa continuare a ignorare le ferite emotive delle giovani ragazze derivanti dall’aborto. “Certamente si potrebbe sostenere che incoraggiare una ragazza minore di 16 anni ad abortire configuri una particolare forma di abuso”, ha osservato Grant.

A fronte degli alti livelli di aborto, alcuni hanno fatto appello per introdurre modifiche alla legislazione vigente. A giugno, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor si è fatto portavoce di questa istanza, in occasione del suo incontro con il Segretario di Stato per la salute, Patricia Hewitt. L’Arcivescovo di Westminster ha sostenuto che fosse tempo per il Parlamento di rimettere mano all’Abortion Act del 1967, considerate le crescenti preoccupazioni per la frequenza e il numero degli aborti, secondo un comunicato stampa dell’Arcidiocesi, del 21 giugno scorso.

Durante l’incontro il Cardinale ha citato alcuni sondaggi che dimostrano che le donne britanniche vogliono una normativa maggiormente restrittiva per rendere più difficile l’interruzione volontaria di gravidanza.

“Non si tratta di una questione di natura esclusivamente religiosa”, ha affermato il cardinale Murphy-O’Connor. “È piuttosto una questione umana. L’aborto è la risposta sbagliata ai timori e alle insicurezze. Come società dobbiamo trovare il modo per sostenere le donne che si trovano a portare avanti una gravidanza indesiderata.

“La gente sa, forse istintivamente, che la bontà di una società non si misura con la sua ricchezza, ma per il modo in cui tratta le persone più indifese, quelle che non godono dell’attenzione pubblica”.

La preoccupazione di Blair

Il primo ministro britannico Tony Blair si è detto favorevole ad un dibattito sulla legge sull’aborto perché “preoccupato” per l’attuale situazione normativa, secondo il Sunday Times del 18 giugno. Blair ha espresso questa sua opinione dopo essersi incontrato con il cardinale cattolico e scozzese Keith O’Brien.

Ciò nonostante, “il Governo non ha in programma di modificare la legge sull’aborto”, ha affermato un portavoce del Dipartimento della salute, secondo quanto riportato il 21 giugno dalla BBC.

Il 3 luglio, la BBC ha riferito che più di 60 deputati britannici hanno firmato una mozione in cui si auspica una revisione della legge sull’aborto, considerati i progressi scientifici e medici che sono stati compiuti sin dalla sua approvazione nel 1967. Phil Willis, Presidente della Commissione sulla scienza e la tecnologia della Camera dei Comuni, ha affermato che la questione dovrebbe essere rivista, ritenendo che fosse incauto ignorare i mutamento delle circostanze.

Intanto, alcuni attivisti che hanno usato strumenti grafici per protestare contro l’aborto, come avviene più di frequente in altri Paesi, sono stati fermati dalle forze dell’ordine. Edward Atkinson, un settantenne antiabortista è stato arrestato e detenuto per quattro settimane per aver inviato per e-mail foto “offensive” di feti mutilati, secondo quanto riportato dal quotidiano Independent dell’8 maggio scorso. Le immagini mostrano mutilazioni e un feto senza testa.

Anche l’Ospedale Queen Elizabeth, obiettivo indiretto delle foto, ha punito Atkinson depennandolo dalla lista d’attesa per un intervento all’anca. Mostrare alla gente le immagini di quanto prodotto da una legge che consente l’uccisione di centinaia di migliaia di bambini non nati è, a quanto pare, troppo per la sensibilità britannica.

 

GB, il manifesto antifederalista di David Cameron

Gran Bretagna - Il manifesto antifederalista di David Cameron
http://quadranteuropa.it

di Marco Zaganella
Alternativo al Ppe. È il Movimento per la riforma europea annunciato da David Cameron. Che lancia così la sua sfida alla Cdu per l’egemonia sui partiti moderati dell’Europa orientale
Rimandato di tre anni. Ma nascerà. È il nuovo schieramento che nel Parlamento europeo dovrebbe rappresentare un’alternativa “antifederalista” al Partito popolare europeo. Nel corso dell’ultima campagna elettorale per il rinnovo dei governi locali, il leader dei tories inglesi, David Cameron, ne aveva annunciato l’istituzione già per questo mese di luglio. Ma il suo principale partner nel progetto, il Partito democratico-civico della Repubblica ceca (Ods), si è trovato impegnato in un giro di complicatissime consultazioni per formare il nuovo governo del Paese e ha deciso di non aggiungere al calderone un altro tema particolarmente delicato. Il nuovo raggruppamento, che si chiamerà Movimento per la riforma europea, nascerà quindi in occasione delle prossime elezioni europee, programmate per il 2009.
“It’s not good enough and it’s got to change”
Gli orientamenti politici del Movimento per la riforma europea sono stati delineati da Cameron al termine di un incontro avuto il 13 luglio a Londra con il leader di Ods, Mirek Topolanek. Nell’occasione Cameron ha detto di condividere con il Ppe l’inclinazione alla deregolamentazione e al libero mercato, ma non la visione generale sullo sviluppo futuro dell’Unione europea. Questo elemento giustificherebbe la formazione di uno schieramento alternativo al Partito popolare, in grado di collaborare con quest’ultimo come un “vicino amico”, ma libero anche di adottare posizioni politiche diverse. Nel discorso pronunciato il 13 luglio, Cameron ha infatti criticato l’insufficienza di alcune politiche comunitarie - anche per responsabilità di partiti appartenenti al Ppe - delineando al tempo stesso i contorni di uno schieramento moderato, ambientalista e totalmente a favore del libero mercato.
Il primo “it’s not good enough and it’s got to change” pronunciato da Cameron, riguarda il mancato rispetto degli accordi di Kyoto. In questo campo l’obiettivo generale prevede di ridurre dell’8% entro il 2012 le emissioni nell’atmosfera di sostanze inquinanti, mentre attualmente i Paesi europei registrano in media un calo inferiore all’1%. Il secondo rimprovero all’Europa è invece figlio del “conservatorismo compassionevole”  - ovvero attento ai bisogni dei più svantaggiati - teorizzato da Cameron e verte sulla promessa non mantenuta di aiutare i Paesi in via di sviluppo, in particolare quelli africani, a uscire dalla loro condizione di povertà. Le altre critiche mosse dal leader dei tories hanno ripreso motivi recentemente sollevati anche dall’attuale premier britannico, Tony Blair, come la necessità di riformare la Politica agricola comune (Pac) e di scegliere una sola sede per il Parlamento europeo.

 

“Antifederalismo non significa euroscetticismo”
Nel discorso di Cameron il riferimento all’antifederalismo del movimento per la riforma europea rimane tra le righe. A esplicitarlo ha contribuito l’eurodeputato dell’Ods, Jan Zahradil. In un’intervista rilasciata a Radio Praha. Zaharadil ha affermato che il nuovo schieramento sarà favorevole a ulteriori allargamenti dell’Unione e a una maggiore decentralizzazione. Rifiutando l’etichetta di euroscettico per questo raggruppamento, ha poi attaccato quei politici che si ritengono gli unici difensori dell’integrazione europea. Secondo l’eurodeputato ceco, anche il Movimento per la riforma europea sarà un convinto sostenitore della necessità di promuovere l’integrazione tra i Paesi del Vecchio continente, ma “esistono diverse strategie per il futuro dell’Europa, alternative rispetto a quello federalista.”
Sfida alla Cdu in Europa orientale

Se è vero che il Movimento per la riforma europea nascerà solo nel 2009, c’è però da attendersi che sarà possibile registrare gli effetti del suo annuncio già nel breve termine. Esprimendo la volontà di distaccarsi dal Ppe e costituire uno schieramento da loro stessi guidato, i tories si presentano infatti come un polo d’attrazione alternativo rispetto ai cristiano-democratici tedeschi per tutti i partiti moderati dell’Europa orientale, che generalmente guardano con sospetto alle idee federaliste. L’Ods in Repubblica ceca è solo il primo di una serie di partner che potrebbero presto giungere da altri Paesi, a cominciare dalla Polonia. Una sfida in più per la Germania della Merkel, che sin dall’inizio del suo governo si è proposta come punto di riferimento per i nuovi Paesi membri. E non solo, come dimostra la volontà di elaborare una nuova politica di prossimità, che possa favorire l’adesione nell’Ue di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Azerbaijan e Georgia.
 

 

GB: pannelli solari e triple finestre, nasce la ‘casa-serra’

Pannelli solari e triple finestre a Londra nasce la “casa-serra”

Piano del governo: a basso consumo l´abitazione del futuro

di Enrico Franceschini
http://ecodallecitta.it

 

Nelle direttive generali previsti tutti gli accorgimenti che ottimizzano i consumi domestici
Insieme al “nucleare sicuro” e al taglio dei consumi, Blair punta tutto sulle energie alternative
Isolamento di tetti e pavimenti, ventole a riciclaggio di calore, e la diffusione nelle toilette di sciacquoni a portata minima
Oltre ai pannelli per l´energia solare, consigliate anche turbine a vento in cortile e vernici che non danneggino l´ambiente

La casa di ogni inglese, recita un noto detto, è il suo castello. Ma è un castello destinato a diventare sempre più “verde”, nel senso di ecologico, ambientalista e all´insegna del risparmio energetico. Con pannelli solari e turbine a vento, materiali isolanti e doppie o triple finestre per tenere fuori il freddo, termostati per regolare la temperatura dell´acqua, lampadine a basso consumo di energia, depositi per riutilizzare l´acqua piovana, riciclaggio differenziato della spazzatura e - senza arrivare a seguire l´esempio del sindaco di Londra - sciacquone della toilette a capienza minima.
Sono alcune delle direttive indicate dal governo di Tony Blair per la “casa del futuro”, nell´ambito del nuovo programma energetico presentato in questi giorni alla camera dei Comuni dal ministro del Commercio Alistair Darling. Di fronte ai problemi creati dall´effetto serra e dal declino delle riserve energetiche, il Regno Unito punta a una combinazione di tre fattori: rilancio delle centrali nucleari, costruendone una “nuova generazione” più sicura; taglio dei consumi; e maggiore utilizzo di risorse alternative “pulite”. Sul primo punto, l´energia atomica, ci sono forti polemiche da parte della lobby ecologista, per nulla convinta che il nucleare sia una risposta sicura ai bisogni energetici di domani; sul secondo, la riduzione dei consumi, c´è l´opposizione di categorie di consumatori, contrari ad esempio all´installazione di misuratori nelle case per determinare la quantità consentita di consumo di acqua, specie in estate; ma sul terzo, il maggiore e migliore sfruttamento dell´energia “pulita”, sono tutti d´accordo e Blair spera di fornire un modello e un incentivo al resto d´Europa su come procedere in questo campo.
Una “greenhouse” per il futuro, titola l´Independent, riassumendo l´iniziativa del governo: e una casa “verde”, o casa “serra”, in effetti è il punto d´arrivo indicato da Downing street. In un pianeta sempre più surriscaldato e in cui le riserve di petrolio e gas non sono infinite sembra una strada obbligata. Gli accorgimenti suggeriti dagli esperti governativi non sono complicati: in sostanza si tratta di concentrare sull´abitazione tutte le idee che circolano da tempo per la difesa dell´ambiente. Ecco così i pannelli solari sul tetto per raccogliere l´energia solare (in nazioni più calde, come Israele, non c´è tetto di case che non ne abbia installati una selva), e turbine a vento in cortile per produrre energia. Poi l´uso di materiali isolanti per la costruzione di pareti e infissi, oltre a doppi o tripli vetri alle finestre, in modo da tenere fuori il freddo senza bisogno di alzare troppo il riscaldamento. Ancora: termostati per regolare a una certa temperatura ideale l´acqua calda del bagno. Vernici che non danneggiano l´ambiente. Depositi per l´acqua piovana, da riutilizzare ad esempio per innaffiare il giardino. E, a proposito di acqua, sciacquone della toilette a scarico limitato: il sindaco di Londra, Ken Livingstone, si era spinto anche più in là, rivelando che nella sua residenza ufficiale è vietato tirare lo sciaquone dopo aver fatto pipì: lo si tira solo una volta al giorno, dopo avere eliminato altri residui più solidi.
 

Lotta allo smog: Londra sempre piu’ severa

Lotta allo smog: Londra sempre piu’ severa

http://quattroruote.it

 

Non è una tassa contro le Suv, come dicono alcuni quotidiani italiani (qui sotto, il “Corriere della Sera”), non entrerà in vigore subito, ma la nuova iniziativa di Ken Livingstone, il sindaco di Londra, farà sicuramente discutere.

Dopo aver introdotto un ticket di 8 sterline (circa 12 euro) per l’ingresso in centro (e, da febbraio 2007, anche nei ricchi quartieri occidentali), il primo cittadino londinese ha chiesto all’assessorato ai Trasporti di studiare un modo per penalizzare ulteriormente le auto che consumano di più e agevolare quelle più rispettose dell’ambiente.

Come la Francia, che dal 1° luglio 2006 ha introdotto una specie di “sovrattassa sul grammo”, anche l’amministrazione londinese ha deciso di basarsi sulle emissioni di anidride carbonica per decidere chi punire. Le soglie sono due: dal 2008, le auto che stanno sotto i 120 g/km di CO2 pagheranno meno di 8 sterline per entrare in città; dal 2010, quelle che stanno sopra i 225 g/km dovranno sborsare 25 sterline (35 euro).

Secondo le stime delle associazioni ambientaliste, chiaramente favorevoli all’iniziativa, un pedaggio del genere convincerebbe il 40% delle auto più “sporche” a disertare il centro di Londra; altri analisti, inoltre, stimano che quasi il 45% degli automobilisti finirebbe nella fascia “oltre 8 sterline”.

Da qui al 2010 ci sarà sicuramente tempo per discutere dell’idea del laburista Livingstone, ma in Gran Bretagna la polemica è già iniziata: molti temono che le 25 sterline peseranno sui budget delle famiglie che usano auto grandi per necessità (perché hanno molti figli, per esempio), ma non preoccuperanno certo chi usa vetture di grossa cilindrata (Suv, sportive, grandi berline) solo per sfizio o moda.

Gran Bretagna: fermato tesoriere dei Labour

Gran Bretagna: fermato tesoriere dei Labour

http://corriere.it
LONDRA - Fermato dalla polizia Lord Michael Levy, il tesoriere del Partito Laburista. Il suo nome e’ emerso nell’inchiesta che ha coinvolto anche il primo ministro britannico, Tony Blair. Gli inquirenti affermano di aver ottenuto le prove di un coinvolgimento di Levy nella vicenda dei prestiti elettorali al Labour, ricevuti sotto banco da Downing Street e ripagati con prestigiose e redditizie nomine alla Camera dei Lord: dopo aver negato le accuse, il tesoriere del partito dei Labour ha protestato contro il provvedimento di fermo, che ha definito “non necessario”. (Agr)

 

Si di Londra a nuove centrali nucleari

Sì di Londra a nuove centrali nucleari

http://euronews.net

Il governo britannico si è detto a favore della costruzione di nuove centrali nucleari ma ha anche promesso di portare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, come il vento e il sole. Visitando una serie di impianti eolici in mare, il premier Tony Blair ha spiegato: “Tutti si concentreranno sul nucleare ma io sono venuto qui proprio per dire che il nucleare è solo una parte della risposta. Bisogna fare di più per aumentare l’efficienza energetica. E visti i cambiamenti del mondo, occorrerà fare molto altro ancora”.

Attualmente un quinto dell’elettricità in Gran Bretagna è fornita da centrali atomiche, contro l’80% in Francia. I nuovi impianti nucleari britannici non sarebbero destinati ad aumentare la produzione quanto a rimpiazzare le vecchie centrali: tutte tranne una sono infatti destinate alla chiusura nel giro di quattordici anni. La quota di energia eolica e solare, stando alle promesse di Londra, dovrebbe invece quintuplicare entro il 2020.
 
 

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