GB: incremento della prostituzione tra le studentesse

GB: incremento della prostituzione tra le studentesse

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Dalle pagine del Sunday Times rimbalza la notizia di uno studio condotto da alcuni ricercatori della Kingston University, nel sud est di Londra, circa la prostituzione tra le studentesse universitarie. 
Stando all’indagine, poichè le tasse universitarie costano caro – e questo è un dato di fatto - per arrotondare e mantenersi agli studi alcune studentesse si darebbero alla prostituzione o ad altri “lavoretti” nell’industria del sesso.

Il Dr Ron Roberts, psicologo, uno degli autori della ricerca, rivela che l’incremento della prostituzione tra le studentesse è stato del 50 per cento negli ultimi sei anni.

La ricerca (che sembra grossolana come un test da rivista patinata) si sarebbe svolta intervistando 130 ragazzi. Un intervistato su dieci avrebbe affermato di conoscere studentesse che hanno lavorato, seppur occasionalmente, in locali di lap dance, strip, o saloni di massaggi di dubbia fama.

l sei per cento degli intervistati riferisce poi di conoscere personalmente colleghe studentesse che si prostituiscono con regolarità (e se paradossalmente conoscessero tutti la stessa persona??)

Se dal 1998 ad oggi le tasse universitarie sono passate dalle mille alle tremila sterline (circa cinquemila euro), parallelamente, si evince dalla ricerca, è aumentata la partecipazione di studentesse all’industria del sesso.

I ricercatori riferiscono inoltre che, mentre le ragazze che si prostituiscono lo fanno puramente per guadagnare soldi, le colleghe lap-dancer, o dedite ad attività più “soft”, sarebbero spesso interessate da problemi mentali e di alcool.

Sophie riferisce di lavorare in un’agenzia di “accompagnatrici” dal 1999. In quel periodo guadagnava anche duemila sterline per notte, e con quei soldi si è pagata un master e ora sta finendo un dottorato.

“All’agenzia – riferisce la ragazza- avevamo i nostri libri e i nostri computer. Studiavamo di notte e ogni tanto chiudevamo i libri per accompagnare i clienti. Ora però -prosegue - la concorrenza delle ragazze dell’Est Europa si fa sentire e i guadagni sono diminuiti, mentre le tasse universitarie continuano ad aumentare.”

I ricercatori avrebbero sottolineato sia alle autorità che si occupano del welfare, sia a quelle che si occupano della formazione, che il continuo aumento dei costi dello studio costringe sempre più persone alla prostituzione.

La proporzionalità tra l’incremento del costo per lo studio e quello della prostituzione ha l’aria di una semplificazione, che però fa notizia e incuriosisce.

La stessa Sophie riferisce come “anziché lavorare in un McDonald’s, o come commessa, per 8 sterline l’ora, alle volte è più facile lavorare in quest’industria; fare soldi velocemente, pagare l’affitto, le tasse, e aver tempo per i tuoi studi”.

Trita ormai la questione su chi lo faccia per necessità e chi lo faccia per scelta –più o meno libera-.

Certo è che senza andare tanto lontano anche nei nostri atenei ci sono studenti e studentesse che prediligono un guadagno veloce, anziché girare hamburger in un fast food, o rispondere ai clienti iracondi di qualche call-center, magari con un contratto da “lavoratore somministrato”.

“Le studentesse sono persone adulte e responsabili”, ha detto un portavoce delle Universities UK intervistato dai ricercatori. “Se è vero che le tasse sono alte, è anche vero che gli studenti possono impegnarsi a pagarle una volta conseguita la laurea e trovato un lavoro, e che le istituzioni aiutano gli studenti in difficoltà”, ha concluso il portavoce.

Regno Unito: Equality Act, rimandato al 2007

Regno Unito: Equality Act, rimandato al 2007

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Slitta le legge sull’uguaglianza tra le persone e viene al pettine il nodo tra il credo religioso e l’operato dei politici. I Liberal-Democratici chiedono le dimissioni della Ministra Ruth Kelly   

LONDRA – Spaccatura all’interno del Consiglio dei Ministri del governo guidato da Tony Blair sui continui ritardi che sta subendo il progetto di legge sull’Uguaglianza tra i cittadini (Equality Act), che tutelerebbe anche meglio le persone omosessuali da discriminazioni. Nell’occhio del ciclone ancora una volta Ruth Kelly, la ministra facente parte dell’Opus Dei e che dal maggio scorso è Segretario di Stato per le comunità e i governi locali, nonché Ministro per le donne e l’uguaglianza. La normativa allo studio ha lo scopo di rendere illegali discriminazioni in termini di fornitura di servizi e beni alla comunità GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) e sul lavoro. La nuova legge era prevista per questo mese ma adesso tutto è rimandato all’aprile del prossimo anno e c’è chi teme che proteste e pressioni da parte di gruppi cristiani possano essere alla base del ritardo. Secondo il quotidiano The Observer il Primo Ministro britannico e la ministra competente in materia avrebbero in mente modifiche per far sì che fossero introdotte eccezioni per avere categorie “esentate” dagli obblighi previsti nella legge. Il mese scorso la Christian Peoples’ Alliance (l’Alleanza delle Persone Cristiane) aveva chiesto al governo di inserire una “clausola di coscienza”, spiegando che le nuove norme potrebbero spingere dei cristiani devoti a infrangere le norme in materia di fornitura di servizi (affitto di camere e aule per convegni in alberghi e strutture ricettive, procedure da parte di agenzie che si occupano di adozioni, comportamenti di scuole cattoliche, eccetera) a coloro che conducono una vita che è contraria ai loro principi religiosi. In una lettera aperta pubblicata sul Daily Telegraph la scorsa settimana la Christian Lawyers’ Fellowship (Compagnia dei consulenti legali cristiani) ha affermato che “l’attuale proposta di legge infrangerebbe i diritti di Cristiani e Ebrei di agire in osservanza dell’insegnamento della loro dottrina.”

Dal momento che gli aderenti all’ Opus Dei sono chiamati “a rendere presente il Vangelo in tutte le attività” e a diffondere ovunque una viva consapevolezza all’apostolato “in particolar modo nell’esercizio del lavoro professionale” la loro presenza in ambito politico pone degli interrogativi in chi ha in mente uno Stato democratico laico nel quale religione e politica siano ben distinte e separate. La prospettiva di avallare comportamenti discriminatori quando fondati su credo religioso ha fatto infuriare il Segretario all’educazione Alan Johnson che poche settimane fa ha scritto a Kelly per dirle che su certe questioni i pari diritti non dovrebbero mai venire annacquati. I Liberal-Democratici chiedono adesso apertamente le dimissioni della ministra targata Opus Dei e la loro portavoce sui temi dell’uguaglianza, Lorely Burt, ha dichiarato che «abbiamo sempre temuto che le credenze personali di Ruth Kelly non la rendessero la persona più adatta di occuparsi dei diritti dei gay. Sfortunatamente queste paure sono diventate realtà, per cui dovrebbe dimettersi.» È pienamente d’accordo anche George Broadhead, segretario della GALHA, l’associazione di gay e lesbiche umanisti, che ha detto che da quanto la signora Kelly è stata eletta «c’è sempre stato il sospetto che non si sarebbe comportata in modo equo in riguardo alle persone GLBT» per via del conflitto tra la sua appartenenza all’Opus Dei e le sue responsabilità per promuovere l’uguaglianza di tutte le persone. «Questi ultimi eventi indicano che la sua fedeltà all’Opus Dei è ormai prioritaria», ha concluso Broadhead. Dal Dipartimento delle comunità e dei governi locali (DCLG) gettano acqua sul fuoco, dicendo di essere impegnati sul progetto e che il ritardo è dovuto solo al grande numero di consultazioni richiesto (oltre tremila) su questo un tema che hanno definito “complesso”. 

L’aborto nel Regno Unito

L’aborto nel Regno Unito

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Dai dati ufficiali del 2005 risulta che in Inghilterra e Galles l’aborto è lievemente aumentato. Il numero totale degli aborti effettuati su donne residenti nelle due regioni è stato pari a 186.416, rispetto ai 185.700 dell’anno precedente, con un aumento dello 0,4%, secondo un comunicato del 4 luglio del Dipartimento della salute.

In aggiunta lo scorso anno vi sono stati 7.937 aborti praticati su donne non residenti in Inghilterra e Galles; la maggior parte donne provenienti dall’Irlanda. In questo modo il totale degli aborti raggiunge la cifra di 194.353. La maggioranza degli aborti, l’89%, riguarda gravidanze inferiori alle 13 settimane di gestazione; il 67%, inferiori alle 10 settimane. Vi sono stati poi 137 aborti relativi a gravidanze oltre la 24° settimana.

Nell’insieme il tasso di aborto si è attestato a 17 per 1.000 donne residenti tra i 15 e i 44 anni d’età. In termini di fasce d’età, il tasso d’aborto più alto, il 32,0 per 1.000, ha riguardato le donne tra i 20 e i 24 anni.

Il Governo, attraverso il Servizio sanitario nazionale ha pagato l’84% degli aborti praticati nel 2005. La maggioranza, il 79%, sono stati effettuati su donne single, una percentuale costantemente in crescita sin dal 1995, anno in cui era di circa due terzi.

“L’alta percentuale di aborti – il 66% – effettuati entro le prime nove settimane di gravidanza è una chiara dimostrazione, se ma i ve ne fosse stato bisogno, che l’aborto nel Regno Unito è un aborto a richiesta”, ha affermato Julia Millington della ProLife Alliance. “E il marcato aumento del numero degli aborti precoci rende difficile non dedurre che l’aborto viene considerato come un metodo contraccettivo”, ha aggiunto in un comunicato stampa del 4 luglio in cui commenta questi dati.

Un’altra preoccupazione che emerge dai dati riguarda gli aborti praticati su giovani ragazze. Nel 2005 vi sono stati 1.083 aborti su ragazze minori di 15 anni. Il Dipartimento della salute ha aggregato le statistiche degli ultimi tre anni relative agli aborti effettuati su ragazze minori di 14 anni. Nel 2003-2005 vi sono stati 33 aborti su ragazze minori di 13 anni e 409 aborti su ragazze tredicenni.

“È una vergogna che il Governo promuova la segretezza dell’aborto per le ragazze minorenni e insista nel volerne mantenere all’oscuro i genitori”, ha affermato John Smeaton, direttore nazionale della Society for the Protection for Unborn Children (SPUC).

Smeaton ha deplorato le pressioni esercitate nei confronti dei medici dirette a mantenere un’assoluta segretezza sugli aborti per le giovani ragazze. In un comunicato stampa della SPUC, del 5 luglio scorso, Smeaton afferma: “Il Dipartimento della salute sostiene erroneamente che ai medici venga richiesto, sulla base della legge e del codice di condotta deontologico, di dover usare alle bambine minori di 16 anni la stessa riservatezza prevista per le persone maggiori di 16 anni”.

Motivazione eugenetica

I dati ufficiali rivelano inoltre che 1.900 aborti sono stati effettuati in base alla parte “E” della legge, che consente l’aborto in caso di probabili malformazioni. Il dipartimento della salute ha rivelato che sono state riscontrate anormalità cromosomiche nel 39% dei casi “E”, e malformazioni congenite nel 45% dei casi.

La Sindrome di Down è stata riscontrata nel 22% di tutti i casi “E”, ed ha rappresentato l’elemento più comune nelle anormalità cromosomiche. Alcuni dati relativi agli aborti effettuati in base alla parte “E” non sono stati resi noti su base annuale per via dell’esiguo numero di casi riscontrati. Si tratta delle malformazioni congenite del labbro leporino e della palatoschisi, di cui nel periodo 2003-2005 ve ne sono stati 11 casi.

La questione dell’aborto in caso di palatoschisi era stata oggetto di grande attenzione nel 2004, quando la chierica anglicana Joanna Jepson aveva portato la polizia in tribunale nel vano tentativo di far condannare i medici responsabili dell’aborto di un embrione di 28 settimane affetto dalla patologia.

Un altro elemento che emerge dalle statistiche è il numero delle donne che hanno subito più di un aborto. In ciascuno degli anni 2003-2005, il 32% delle donne sottoposte ad aborto ne avevano avuto uno più o più di uno in precedenza. Questa percentuale è aumentata di circa il 28% sin dal 1995.

Aumenta l’aborto in Scozia

Le statistiche pubblicate di recente mostrano anche un aumento degli aborti in Scozia. Nel 2005 sono stati praticati 12.603 aborti, secondo la BBC del 24 maggio. Con un aumento di 142 unità rispetto all’anno precedente, ha raggiunto il più alto livello sin dalla sua legalizzazione nel 1967. Circa 3.304 aborti sono stati effettuati su donne e ragazze minori di 20 anni e, di queste, 341 hanno riguardato ragazze minori di 16 anni.

Commentando i dati sul Sunday Times del 28 maggio, Katie Grant ha osservato che l’aborto continua ad aumentare nonostante tutti i milioni di sterline spesi per i programmi di educazione sessuale e nonostante i contraccettivi siano largamente disponibili. L’aborto, ha osservato la Grant, “non è più utilizzato come un’opzione di ultima ratio, ma è sempre di più trattato esattamente come un’altra forma di contraccezione”.

L’azione pubblica contro l’aborto non migliora la situazione, ha aggiunto Grant. Tutto ciò che il Governo fa è continuare a promuovere l’educazione sessuale esplicita e distribuire preservativi, ha commentato. Questo significa continuare a ignorare le ferite emotive delle giovani ragazze derivanti dall’aborto. “Certamente si potrebbe sostenere che incoraggiare una ragazza minore di 16 anni ad abortire configuri una particolare forma di abuso”, ha osservato Grant.

A fronte degli alti livelli di aborto, alcuni hanno fatto appello per introdurre modifiche alla legislazione vigente. A giugno, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor si è fatto portavoce di questa istanza, in occasione del suo incontro con il Segretario di Stato per la salute, Patricia Hewitt. L’Arcivescovo di Westminster ha sostenuto che fosse tempo per il Parlamento di rimettere mano all’Abortion Act del 1967, considerate le crescenti preoccupazioni per la frequenza e il numero degli aborti, secondo un comunicato stampa dell’Arcidiocesi, del 21 giugno scorso.

Durante l’incontro il Cardinale ha citato alcuni sondaggi che dimostrano che le donne britanniche vogliono una normativa maggiormente restrittiva per rendere più difficile l’interruzione volontaria di gravidanza.

“Non si tratta di una questione di natura esclusivamente religiosa”, ha affermato il cardinale Murphy-O’Connor. “È piuttosto una questione umana. L’aborto è la risposta sbagliata ai timori e alle insicurezze. Come società dobbiamo trovare il modo per sostenere le donne che si trovano a portare avanti una gravidanza indesiderata.

“La gente sa, forse istintivamente, che la bontà di una società non si misura con la sua ricchezza, ma per il modo in cui tratta le persone più indifese, quelle che non godono dell’attenzione pubblica”.

La preoccupazione di Blair

Il primo ministro britannico Tony Blair si è detto favorevole ad un dibattito sulla legge sull’aborto perché “preoccupato” per l’attuale situazione normativa, secondo il Sunday Times del 18 giugno. Blair ha espresso questa sua opinione dopo essersi incontrato con il cardinale cattolico e scozzese Keith O’Brien.

Ciò nonostante, “il Governo non ha in programma di modificare la legge sull’aborto”, ha affermato un portavoce del Dipartimento della salute, secondo quanto riportato il 21 giugno dalla BBC.

Il 3 luglio, la BBC ha riferito che più di 60 deputati britannici hanno firmato una mozione in cui si auspica una revisione della legge sull’aborto, considerati i progressi scientifici e medici che sono stati compiuti sin dalla sua approvazione nel 1967. Phil Willis, Presidente della Commissione sulla scienza e la tecnologia della Camera dei Comuni, ha affermato che la questione dovrebbe essere rivista, ritenendo che fosse incauto ignorare i mutamento delle circostanze.

Intanto, alcuni attivisti che hanno usato strumenti grafici per protestare contro l’aborto, come avviene più di frequente in altri Paesi, sono stati fermati dalle forze dell’ordine. Edward Atkinson, un settantenne antiabortista è stato arrestato e detenuto per quattro settimane per aver inviato per e-mail foto “offensive” di feti mutilati, secondo quanto riportato dal quotidiano Independent dell’8 maggio scorso. Le immagini mostrano mutilazioni e un feto senza testa.

Anche l’Ospedale Queen Elizabeth, obiettivo indiretto delle foto, ha punito Atkinson depennandolo dalla lista d’attesa per un intervento all’anca. Mostrare alla gente le immagini di quanto prodotto da una legge che consente l’uccisione di centinaia di migliaia di bambini non nati è, a quanto pare, troppo per la sensibilità britannica.

 

Manchester City rompe il tabu’ gay del calcio

Manchester City rompe il tabù gay del calcio

http://corriere.it 

Assunzioni di personale omosessuale, proibiti i cori omofobi: una scelta coraggiosa ma anche suggerita da interessi economici 

LONDRA — L’anno scorso tre calciatori tedeschi, anonimi, avevano proposto al Financial Times di dichiarare la loro omosessualità se altri otto li avessero seguiti. Sono passati molti mesi e la nazionale gay di Germania si è guardata bene dall’uscire dagli spogliatoi. D’altra parte quante migliaia di volte abbiamo sentito dire che il pallone è un gioco maschio? Ora uno dei club più gloriosi d’Inghilterra, il Manchester City, ha deciso di dare un calcio all’ultimo tabù del football e ha sottoscritto un accordo che lo trasforma in una squadra «gay-friendly».
Significa che la società si impegna a diventare campione delle pari opportunità, assumendo personale omosessuale per il suo stadio e campo d’allenamento e invitando la comunità gay della città ad accorrere in tribuna. Il Manchester City ha dovuto staccare un assegno milionario per Stonewall, la potente associazione che difende i diritti di gay e lesbiche in Gran Bretagna per poter essere incluso nella lista «gay-friendly». Un elenco nel quale si sono iscritte già la Bbc, la catena di supermercati Sainsbury’s e la Royal Navy. Si tratta di garantire una politica di reclutamento e difesa del personale omosessuale che comprende il divieto e la sanzione di linguaggio o atteggiamenti offensivi o di pregiudizio sul posto di lavoro.
Il club di Manchester impiega circa 700 persone tra tempo pieno e part-time. Il direttore generale Alistair Mackintosh ha spiegato all’Observer: «Vogliamo mandare un messaggio chiaro di benvenuto tra noi a gay, lesbiche e bisessuali». Perché non ci sono calciatori dichiaratamente gay?, ha chiesto la Bbc in una recente inchiesta. Risposta di Alan Smith, ex manager del Crystal Palace: «Semplice, puoi ubriacarti, picchiare tua moglie e i tifosi lo troveranno accettabile se continui a giocare bene, ma se un giorno dovessi dire ‘‘sono gay’’ l’impatto sarebbe disastroso ».
E ricorda: «Ho avuto in squadra giocatori che non giravano con una ragazza aggrappata alla spalla e leggevano libri: era dura per loro negli spogliatoi e in campo». Djibril Cissé, attaccante francese del Liverpool riconoscibile per la progressione e la tintura biondo oro dei capelli in evidente contrasto con il colore ebano della carnagione, ha sentito il bisogno di promettere che non abbraccerà e bacerà i compagni dopo un gol. Una battuta, ma che dimostra quanto sia sentito il problema.
Tony Cascarino, ex star irlandese, ricorda la storia di Justin Fashanu, che giocò con Nottingham Forest e Hearts e nel 1990 decise di uscire allo scoperto. Diventò il bersaglio degli insulti del pubblico e degli avversari. Otto anni dopo si tolse la vita e la polizia concluse che non aveva retto alla pressione. Tutte testimonianze di ex. Quando la Bbc ha mandato tre domande sull’omofobia ai manager della Premier League inglese, nessuno dei venti ha accettato di rispondere.
Il beau geste del Manchester City forse non è del tutto disinteressato. Parte della campagna prevede di invitare la comunità gay a spendere «pink pounds» allo stadio. Sterline rosa, una questione che interessa molto i consigli d’amministrazione delle aziende del Regno Unito, dove si calcola che i cittadini omosessuali siano non meno di 3,6 milioni. In attesa delle banconote la mano tesa dei blu ha portato fortuna in campionato: è arrivata la prima vittoria, sull’Arsenal che non veniva battuto a Manchester da 15 anni.
 

Londra censura Tom e Jerry

Londra censura Tom e Jerry

«Nel cartoon si fuma troppo»
http://lastampa.it
 LONDRA. Tom cerca di dare fuoco alla tana dove si nasconde Jerry. Jerry fa saltare in aria Tom con un candelotto di dinamite. Ma quando Tom si accende una sigaretta per fare colpo su una gattina dagli occhi languidi, allora è lì che iniziano i guai. Ofcom, l’ente britannico che vigila sul contenuto dei programmi televisivi, ha messo sotto inchiesta il cartone animato Tom & Jerry, perché in alcune scene mostra personaggi intenti a fumare sigari e sigarette e sarebbe perciò un brutto esempio per i bambini. Ora la società americana Turner, proprietaria dei diritti d’autore del cartone animato, ha acconsentito a tagliare le scene in cui il fumo viene presentato come una cosa accettabile o persino positiva. Ofcom ha deciso di prendere provvedimenti nei confronti di Tom & Jerry dopo aver ricevuto le lamentele di un telespettatore preoccupato.

«Comprendiamo che questi sono vecchi cartoni, prodotti per la maggior parte negli anni 40, 50 o 60, quando il fumo era più accettato. Sottolineiamo che in Tom & Jerry il fumo viene spesso presentato in maniera stilizzata e non come una cosa a cui si può passare sopra. Tuttavia, pur volendo mantenere l’integrità storica del cartone, il livello che giustifica l’inclusione di scene in cui si fuma deve essere necessariamente alto», ha dichiarato Ofcom in un comunicato.
 

Londra: marina scuola per 7 mesi, arrestati i genitori

Londra: marina scuola per 7 mesi, arrestati i genitori

http://corriere.it
LONDRA - In sette mesi si e’ presentata in classe solo sei volte. Per questo i genitori di una quattordicenne di Newport, nel sud del Galles, sono stati arrestati e la ragazza e’ stata affidata ad un’altra famiglia. Per mamma e papa’ - gia’ denunciati nel 2002 per non aver saputo garantire una costante frequenza scolastica della figlia - la pena e’ di 4 mesi di detenzione.

Cresce l’antisemitismo in Gran Bretagna

Cresce l’antisemitismo in Gran Bretagna 

http://ilgiornale.it
 
 
Londra. La comunità ebraica in Gran Bretagna è oggetto di un maggior numero di atti di antisemitismo a causa del conflitto tra Israele e la milizia sciita libanese di Hezbollah, secondo un’organizzazione ebraica, le cui preoccupazioni sono state riferite dal Times.  Il Community Security Trust (Cst), che consiglia gli ebrei britannici sulle questioni di sicurezza, ha registrato in luglio 60 incidenti antisemiti, contro i 31 nello stesso mese del 2005. Tra gli atti di antisemitismo   si segnalano la parola «Hezbollah» dipinta sul marciapiede davanti a una sinagoga di Glasgow, telefonate e lettere minatorie o aggressive.
 

Gran Bretagna. A 111 anni muore la donna piu’ anziana della Gran Bretagna

Gran Bretagna. A 111 anni muore la donna piu’ anziana della Gran Bretagna

Adnkronos

E’ morta a 111 anni la donna più anziana della Gran Bretagna, Emmeline Brice, che nella sua lunga vita aveva assistito anche al funerale della Regina Vittoria nel 1901.

La Brice si è spenta tranquillamente in una casa di riposo nel Bedfordshire, a nord-est di Londra, con accanto la figlia novantenne.

La nipote Eileen Harman ha raccontato che la Brice, rimasta vedova a 69 anni, ha vissuto in buona salute ed e’ rimasta indipendente fino a 102 anni, quando e’ entrata nella casa di riposo.

‘’Non si è mai considerata vecchia'’, ha raccontato la nipote, ricordando che la donna attribuiva il segreto della sua longevita’ a un goccetto di whisky da bere ogni giorno. La Brice era nata l’8 marzo 1895 a Knightsbridge (Londra), e nella sua lunga vita ha ‘totalizzato’ due figlie, due nipoti e cinque bis-nipoti, che hanno avuto altrettanti figli.

 

Regno Unito, unione civile fra due preti anglicani omosessuali

Regno Unito, unione civile fra due preti anglicani omosessuali

LONDRA (Reuters) - Un prete che è stato al centro di una polemica sull’omosessualità nella Chiesa d’Inghilterra si è unito civilmente con un altro prete, suo compagno da molto tempo.

Lo hanno annunciato ieri alcuni attivisti del mondo gay.

I conservatori nella Chiesa d’Inghilterra hanno reagito alla notizia con costernazione e hanno detto che aggraverà la disputa sull’omosessualità all’interno della comunione anglicana, la libera federazione delle comunità anglicane nel mondo.

Jeffrey John, decano di St Albans, si è unito civilmente con Grant Hollings, cappellano della Chiesa d’Inghilterra, in una cerimonia davanti all’ufficio del registro nel sud dell’Inghilterra lo scorso fine settimana, hanno riferito gli attivisti a Reuters.

La Gran Bretagna ha introdotto l’unione fra coppie dello stesso sesso a dicembre, con gli stessi diritti delle coppie sposate eterosessuali. Il termine usato generalmente è “matrimoni gay”, benché la legge li definisca diversamente.

John e Hollings stanno insieme da molti anni e definiscono casta la loro relazione. Secondo le regole della Chiesa d’Inghilterra, i sacerdoti sono autorizzati a dichiararsi omosessuali e ad unirsi civilmente, fintantoché queste unioni non vengono consumate.
 

Gay: Regno Unito non riconosce matrimonio fra lesbiche

Gay: Regno Unito non riconosce matrimonio fra lesbiche

http://corriere.it
LONDRA - Potranno convalidare il loro matrimonio canadese come “unione civile” (civil partnership), ma non otterranno una dichiarazione di matrimonio secondo la legge del Regno Unito. Due donne, Sue Wilkinson e Celia Kitzinger di 49 e 52 anni, hanno perso la loro battaglia legale davanti all’Alta Corte di Londra, cui chiedevano di riconoscere il loro matrimonio omosessuale celebrato in Canada nel 2003. Il giudice ha stabilito che hanno diritto a una unione civile, ma non al matrimonio. Stessi diritti, ma nome diverso.

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