La Gran Bretagna sempre più ambientalista
La battaglia contro l’inquinamento è diventata prioritaria per la politica nazionle
articolo di Lazzaro Pietragnoli
http://aprileonline.info
Nonostante i Verdi siano fortemente penalizzati dal maggioritario secco utilizzato nelle elezioni politiche inglesi, conosciuto come “first pass the post”, le politiche per la protezione dell’ambiente sono uno dei principali terreni di scontro tra i vari partiti.
In particolare sia il partito Laburista che quello Conservatore cercano di qualificarsi come forze politiche attente all’ambiente e capaci di rispondere alla aspettative della popolazione su questo importante tema, anche attraverso politiche di pura immagine, come quella del leader conservatore David Cameron, che fin dal giorno della sua elezione alla guida del partito si reca al Parlamento di Westminster in bicicletta (anche se, come ha denunciato “The Guardian”, si fa seguire in automobile da segretari ed assistenti con abiti di ricambio e borse piene di documenti).
Ma al di là dell’immagine, entrambi gli schieramenti politici inglesi stanno sviluppando nuove politiche ambientali, forse anche grazie alla costante attenzione dei media britannici sui temi dell’ambiente e sui rischi dei cambi climatici.
In particolare nelle ultime settimane l’attenzione di alcuni leader, sia laburisti che conservatori, è stata attratta dall’inquinamento prodotto dagli aeroplani e sono state avanzate alcune interessanti proposte.
Mentre il governo ribadisce che per ridurre le emissioni di anidride carbonica derivanti da questo specifico settore è necessario lavorare con le compagnie aeree e le industrie di produzione aeronautica, al fine costruire nuovi aerei meno inquinanti e più capienti, una operazione che comunque richiederà almeno 10 anni per poter dare qualche beneficio visibile, il sindaco di Londra Ken Livingston e l’ex leader conservatore Michael Howard, hanno avanzato due diverse proposte per avere alcuni risultati immediati.
Livingston, che attraverso la Congestion Charge (cioè la tassa per la circolazione delle automobili nel centro di Londra) ha potuto ridurre di un quarto l’inquinamento atmosferico della capitale e ha raccolto miliardi di sterline appositamente destinati a migliorare i servizi pubblici e la qualità dell’ambiente nelle zone più inquinate della città, ha chiesto al governo di estendere i poteri del sindaco, in modo da poter applicare lo stesso principio anche al traffico aereo.
Livingston denuncia che, soprattutto grazie all’aumento dei volo a basso prezzo offerti da compagnie aeree on-line, dagli aeroporti di Londra ormai parte o atterra una media di circa 55 aerei all’ora (quasi uno al minuto), con enormi danni di carattere ambientale, sia dal punto di vista acustico che da quello delle emissioni di anidride carbonica. E con l’ampliamento di Heatrhrow, la costruzione della nuova pista all’aeroporto di London City e l’aumento di connessioni con i paesi dell’Estremo oriente e dell’America la situazione rischia di diventare ancora più grave nei prossimi anni.
Livingstone inoltre sottolinea solo una percentuale molto bassa dei voli che fanno scalo negli aeroporti di Londra ha come destinazione finale la città stessa e che quindi decolli e atterraggi non portano nessun beneficio neanche dal punto di vista dell’indotto turistico ed economico.
IL sindaco ha quindi chiesto che gli venga concessa la facoltà di tassare tutti gli aeroplani in arrivo e in partenza da Londra: “Si tratterebbe di una somma che sarebbe poi suddivisa tra tutti i passeggeri del volo e che quindi verrebbe ad incidere in modo marginale sui costi del volo, ma porterebbe benefici enormi ai cittadini della capitale, che fino ad oggi subiscono solo i danni degli aeroporti”.
Il sindaco ha inoltre garantito che tutti i soldi ricavati da questa speciale tassa sarebbero investiti in attività di recupero ambientale e nel finanziamento alla ricerca di nuove forme di motori a basso impatto ambientale.
L’ex leader conservatore Michael Howard, da parte sua, ha invece lanciato una campagna di informazione e responsabilizzazione dei turisti. Parlando ad una conferenza internazionale in Oman, Howard ha annunciato il lancio di una nuova campagna che convinca tutti i turisti a piantare alcuni alberi come risarcimento per l’inquinamento prodotto dai loro voli.
Lo stesso Howard ha dichiarato di aver piantato 4 alberi per ricompensare lo stato dell’Oman per i danni derivanti dal suo viaggio.
L’ex leader conservatore non pretende che questa attività sia resa obbligatoria per legge, ma invita il governo a individuare una precisa legislazione che informi tutti coloro che vogliono volontariamente aderire alla campagna, coinvolga le autorità locali delle città sede di aeroporto e aiuti nell’individuazione delle aziende agricole coinvolte.
Howard ritiene che sarebbe inoltre possibile provare a coinvolgere in questo progetto anche le aziende di trasporto ed eventualmente estenderlo anche ad altri tipi di inquinamento, prevedendo che ogni industria inglese sia agevolata fiscalmente nel piantare una determinata quantità di alberi, proporzionata alle emissioni inquinanti prodotte.
Si tratta di due piccole proposte, nessuna delle quali potrà da sola risolvere il problema, ma che comunque dimostrano l’attenzione del mondo politico inglese e la sua capacità pragmatica nell’ affrontare anche emergenze complesse come quella dell’inquinamento atmosferico.