June 22, 2006
Le reti convergono? C’e’ spazio per crescere
Le reti convergono? C’è spazio per crescere
articolo di Marco Niada
LONDRA - Colossi delle telecomunicazioni come British Telecom si lanciano nella tv, gruppi televisivi come Sky comprano società di internet, le tv via cavo operano in tutti i settori, giganti come Nokia e Siemens uniscono le infrastrutture di telecomunicazione. Grazie al boom della banda larga e Ip (Internet protocol) le barriere tra media e tlc stanno saltando. Il disordine sotto il cielo è grande ma, come rileva Francesco Caio, 49 anni, padre della telefonia mobile in Italia e fino a poco tempo fa Ceo del gruppo di telecomunicazioni inglese Cable & Wireless, «non è detto che sia una tragedia».
Caio, che ha accettato di parlare con «Il Sole-24 Ore» di questa rivoluzione, ammette che «nessuno ha le idee chiare su ciò che accadrà. Ciò che conta però è aprire un dibattito serio, anche perché, per una volta, in Italia non siamo in ritardo, dato che in questa fase tutto è da inventare».
Da dove viene la rivoluzione in atto?
Il boom della banda larga, terminali sempre più facili da usare e lo standard di protocollo su internet (Ip) hanno permesso una comunicazione universale per tutte le tipologie d’informazione. Ancora dieci anni fa esisteva un’identità tra il terminale, la rete e il gestore del servizio. Il telefono aveva una propria rete e un gestore, la radio un’altra, come pure la tv. Anche i telefoni mobili alla nascita hanno creato una propria rete. Oggi, con costi bassi e affidabilità elevata, tutto è su una rete sola, collegata in periferia con diversi terminali.
L’utilizzo di internet sta decollando in modo verticale.
L’utilizzo è cambiato profondamente. All’inizio era una rete in più, usata saltuariamente per consultare testi e, semmai, interfacciare con i Pc. Oggi sulla rete passano non solo testi ma foto, musica e filmati. Inoltre, il flusso è bidirezionale e la gente comunica sempre più. Negli Usa il 44% del tempo su internet la gente lo passa a comunicare.
E i terminali?
Le strutture di rete convergono, ma i terminali si diversificano: dai Pc ai telefonini, passando per la radio la tv, l’allarme della casa, la lavatrice e i giocattoli.
Recentemente il quotidiano «The Guardian» ha dato priorità all’informazione online. Anche perché Sky e Bbc sono entrate pesantemente nel settore. Che sta succedendo?
Siamo di fronte a una crescente frammentazione dell’audience, dato che individui e famiglie passano sempre più tempo su internet. A questo punto la costruzione di palinsesti inizia a scricchiolare. I telegiornali e gli spettacoli li si possono guardare su richiesta. Inoltre, come si nota dal fenomeno dei blog, c’è crescente partecipazione interattiva. Dato che i costi sono bassi, oggi si può creare dal nulla un’ottima stazione radio specializzata. Vi è un boom di siti che nascono e crescono velocissimi. Come Bebo.com, dove gli adolescenti interagiscono con foto: oggi ha 20 milioni di utenti. Nel mondo dell’arte Deviantart.com ha una comunità di 10milioni. Con utube.com (60 milioni di utenti) si può mettere in rete i propri video.
E poi c’è l’aspetto della globalità…
Certo, se il prodotto è azzeccato dilaga subito in tutto il mondo. Il costo per mettere in rete è praticamente inesistente. Oggi sarebbe dunque pericoloso non porsi il problema in termini di costi, di credibilità dell’informazione, del rapporto tra libertà d’informazione e accesso alle fonti. Non ho risposte mie ma non posso far finta di nulla. Le bombe del 7 luglio a Londra hanno provato come un piccolo terminale (il telefonino) su banda larga abbia permesso a molti di improvvisarsi reporter. Quali saranno dunque i rapporti tra media e utente che può trasformarsi anche in giornalista?
E nelle telecomunicazioni?
Qui il fenomeno è ancor più rilevante. Le tlc si sono sviluppate attorno alla voce, prima sul fisso poi sul mobile. Il servizio si misurava al minuto. Ora la banda larga si misura per numero di connessioni. Si paga però una quota fissa. Il gestore non sa come viene utilizzata. I margini scendono. Per ora il calo voce viene controbilanciato dalla crescita della banda larga. Ma la penetrazione in Europa è già in una forchetta compresa tra il 30 e il 50% delle abitazioni. C’è ancora spazio di crescita, ma quali altri servizi ovvieranno al calo della voce? Per ora servizi voce come Skype implicano nella stragrande maggioranza l’utilizzo di un Pc, sono complessi e coinvolgono solo sei, sette milioni di persone. Ma in futuro i Pc saranno più semplici e i telefonini opereranno sia su gsm sia su wi-fi aumentando le opportunità.
Ma che sostenibilità economica avranno i futuri modelli?
È importante comprendere il profilo di queste industrie. Nelle telecomunicazioni si può entrare nella distribuzione Tv e anche nei contenuti televisivi. È una delle opzioni. Personalmente devo essere ancora convinto che sia una mossa vincente. Bisogna vedere a chi andranno i margini. Il consumatore è sovrano nel scegliere il contenuto dei servizi e sarà pronto a pagare l’erogatore di contenuti piuttosto che l’intermediario. Ecco che i buoni media hanno ancora molto da dire. La mia sensazione è che dunque le società di telecomunicazioni si concentreranno sulla gestione delle reti, dove ci sono margini di miglioramento.
Dunque ci sono limiti alla tanto millantata convergenza?
È difficile immaginarla totale. Si arriverà a una polarizzazione tra accesso e contenuti. Sky ha fatto bene a comprare una società di internet perché così è più vicina alla distribuzione al cliente. La forza di Sky stava nella capacità di negoziare programmi di sport con le major Usa. Ora queste possono andare su internet e dunque Sky deve riconfigurare la propria audience su banda larga.
La pubblicità basterà per sostenere i media? C’è una crescente migrazione verso internet..
C’è un detto che, a spanne, suona così: metà della pubblicità non serve perché non raggiunge il pubblico voluto, ma non si sa bene quale metà sia. Il dubbio permane per la pubblicità su carta. Con internet le cose cambiano. Google permette di capire se il messaggio è stato consumato.
Insomma, tempi duri per telecom e media…
Sarebbe un errore pensare che i cambiamenti riguardano solo telecom e media. Toccano trasversalmente tutte le industrie e obbligano a rivedere completamente la struttura dei costi. Non ho ancora visto molti compiere questa riflessione in modo articolato. C’è un nuovo mondo che si sta aprendo davanti a noi. Ad esempio, circa il 50% delle polizze-casa in Gran Bretagna è stato stipulato online. Non pretendo di avere soluzioni in tasca ma lo scoppio della bolla di internet ci ha fatto pensare che si trattasse di un fenomeno passeggero. Ora è tornato alla carica con un’energia più forte che mai.
