Lavoro nel Regno Unito: Regione Piemonte nel Regno Unito con il progetto Leonardo

Lavoro nel Regno Unito: Regione Piemonte nel Regno Unito con il Progetto Leonardo

http://grandain.com

Enaip ha presentato a Torino i nuovi bandi per giovani dai 18 ai 35 anni

Regione Piemonte - Muoversi in Europa per studiare, formarsi, lavorare. Enaip Piemonte ha presentato nei giorni scorsi, a Torino, presso la struttura regionale di Piazza Muzio Scevola, i nuovi bandi del Progetto Leonardo- Euromobility, rivolti a giovani lavoratori e neolaureati con età compresa tra 18 e 35 anni.

L’occasione è stata fornita dall’aperitivo informativo, momento di incontro e informazione reso possibile dalla rete Eures (la rete europea dei servizi pubblici per l’impiego) di Regione Piemonte e Provincia di Torino, con il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Il primo bando prevede l’assegnazione di 6 tirocini di 4 mesi in Spagna, a Siviglia, da gennaio ad aprile 2007: 4 settimane di formazione linguistica (spagnolo) e 12 settimane di tirocinio in azienda.

Il secondo prevede l’assegnazione di 5 tirocini di 4 mesi, nel Regno Unito, a Loughborough, nel Leicestershire, da gennaio ad aprile 2007: 4 settimane di formazione linguistica (inglese) e 12 settimane di tirocinio in azienda.

Chi volesse partecipare deve contattare la sede regionale di Enaip Piemonte, corso Svizzera 165, tel. 011.5199800, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 16.30

In arrivo dal Regno Unito il nuovo Peter Pan

In arrivo dal Regno Unito il nuovo Peter Pan

L’idea di dare un seguito al racconto di J. M. Barrie è venuta all’ospedale ‘Great Ormond Street’, cui lo scrittore aveva ceduto i diritti d’autore in favore dell’assistenza ai bambini malati
(Adnkronos/Ign) - I Bimbi Sperduti sono diventati rispettabili Signori un po’ annoiati ma continuano a sognare Peter Pan, il bimbo che non cresce mai, che ora vive in una Neverland circondata da acque inquinate. Ma dopo 102 anni, all’improvviso, il loro eroe torna a volare verso nuove avventure.

S’intitola ‘Peter Pan in Scarlet’ (in italiano sarà probabilmente tradotto con ‘L’abito rosso di Peter Pan’) il seguito ufficiale del racconto di James Matthew Barrie che ha per protagonisti il ragazzino che non vuol crescere, Wendy e i suoi fratellini, la fata Campanellino e il terribile Capitan Uncino. Il libro, pubblicato dalla Oxford University Press, è arrivato ieri ufficialmente nelle librerie della Gran Bretagna e in un’altra trentina di Paesi, con una prima tiratura di 500 mila copie. L’autrice scelta per scrivere il seguito del classico di Barrie, uscito per la prima volta nel 1904, è la scrittrice inglese Geraldine McCaughrean, nota per numerosi riconoscimenti nell’ambito della narrativa per l’infanzia.

L’idea di prolungare l’opera di Barrie è venuta all’ospedale ‘Great Ormond Street’ di Londra, cui lo scrittore nel 1929 aveva ceduto tutti i diritti d’autore in favore dell’assistenza ai bambini malati. Diritti che sarebbero scaduti nel 2007, 70 anni dopo la morte di Barrie: l’ospedale londinese si è dunque affrettato a dare alla luce un seguito del libro. La scelta di Geraldine McCaughrean, 54 anni, è arrivata al termine di una selezione di più di 200 autori, ognuno dei quali aveva sottoposto all’esame di una giuria una sintesi e un capitolo del libro che avrebbe voluto scrivere.

‘Peter Pan in Scarlet’ vede di nuovo all’opera il ragazzino prodigio nell’isola che non c’è. Siamo nel 1926, vent’anni dopo il ritorno di Wendy e dei fratellini nel mondo reale. Peter si ostina nella sua decisione di non voler diventare adulto, mentre la ragazzina e gli altri bambini sono diventati grandi, anche se continuano a essere attratti dai sogni che raccontano di pirati e sirene, navi da guerra e coccodrilli. Wendy è una madre di famiglia, nonché sedicente poetessa e cripto-femminista, mentre il cane-balia, Nana, è morto (ma ha lasciato diversi eredi). Il gruppetto ormai attempato torna all’infanzia con l’aiuto di una nuova fatina (Campanellino, nel frattempo, è scomparsa) e arriva magicamente a Neverland, che però appare inquinata, autunnale, mesta, con Peter Pan che geme: ‘’Sto morendo di noia'’.

GB: polemica sull’uso del Minociclina nel trattamento contro l’acne

GB: polemica sull’uso del Minociclina nel trattamento contro l’acne

http://xagenasalute.it  

Un articolo del giornale inglese The Guardian ha evidenziato come la prescrizione dell’antibiotico Minociclina per l’acne sia 3 volte più costosa rispetto a trattamenti alternativi e, inoltre, sia associata a gravi eventi avversi.

L’articolo si basa sulla revisione compiuta dal The Drug and Therapeutics Bulletin ( DTB ).

Alternative, meno costose, alla Minociclina sono rappresentate da Doxiciclina, Oxitetraciclina, Limeciclina, e Tetraciclina.

I medici prescrivono in modo routinario la Minociclina convinti che sia più efficace, più facile da assumere ed induca meno farmacoresistenza rispetto ad altri antibiotici.

Tuttavia, secondo DTB esistono altri farmaci efficaci quanto la Minociclina, senza i gravi effetti indesiderati di quest’ultima.

La Minociclina può causare pigmentazione talvolta irreversibile e l’insorgenza di lupus eritematoso sistemico.

Regno Unito: la pubblicità online sorpassa la stampa

Regno Unito: la pubblicità online sorpassa la stampa

Http://canali.libero.it

La pubblicità sul web ha messo il fiato sul collo alla carta stampata e si prepara al sorpasso, che arriverà entro fine anno. Succede in Gran Bretagna dove nei primi mesi del 2006 l’Internet Advertising ha raggiunto quota 917,2 milioni di sterline, pari a 1,3 miliardi di euro, in crescita di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Una cifra che corrisponde al 10,5% degli investimenti pubblicitari complessivi, valutati intorno agli 8,73 miliardi di sterline.

Un vero record. Basti pensare che gli investimenti destinati alla televisione sono poco più del doppio, ovvero il 22,7%. Quanto ai quotidiani nazionali, a questi è destinato l’11,4% degli investimenti, pari a 996 milioni di sterline. Stando a questi nuemeri, la tivù sarà probabilmente superata dal web entro fine 2006.

L’ottima performance dell’online è riportata dall’ultimo studio dell’Internet Advertising Bureau, realizzato in collaborazione con PrincerwaterhouseCoopers. “L’espansione del mercato della pubblicità anline non ha solo portato via quote di mercato ai media tradizionali, ma ha anche ingrandito la torta degli investimenti di 284 milioni di sterline”, afferma il report.

Tra i maggiori inserzionisti, l’industria automobilistica pesa per il 13,8% sull’online, seguito dall’entertainment con l’8,9%. Non solo: la vera novità è che tantissimi inserzionisti che tradizionalmente investivano solo sui media tradizionali, sembrano aver scoperto la Rete. Come i beni di consumo la cui quota è passata al 4,6% dal precedente 3,6%, mentre il comparto retail è passato dal 2,8 a tre punto percentuali.

Seppure di dimensioni notevolmente ridotte, anche il mercato italiano della pubblicità sembra aver finalmente scoperto Internet. Nel primo semestre dell’anno, il nostro Paese ha visto una crescita dell’advertising online nell’ordine del 53,5%, per un fatturato di di 92 milioni di euro circa. Ancora poco rispetto ai 2,6 miliardi della televisione e ai 913 milioni dei quotidiani. Ma il trend di crescita è impressionante. Soprattutto se confrontato all’aumento dell’1,7 e del 2,5% messi a segno da tivù e stampa.

Brad e Angelina cercano casa nel Regno Unito

Brad e Angelina cercano casa nel Regno Unito

http://capital.it 
 
Brad Pitt ed Angelina Jolie avrebbero chiesto ai loro rappresentanti di trovare in Gran Bretagna un’abitazione che garantisca loro una totale privacy, e pare che abbiano già sottoposto alla coppia una proprietà nella regione del Cotswolds.
Si tratta di una villa con un’ampia tenuta, definita “per gente che non ha problemi di soldi”. La Jolie ha già avuto una casa nel Regno Unito; comprò un cottage nel Buckinghamshire durante le riprese del film “Tomb raider”.

La proprietà sottoposta ai due, Lower Mill Estate, è nei pressi di Church Westcote, dove abitano Kate Winslet e Sam Mendes.

Regno Unito: i soldati commerciavano armi in cambio di droga

Regno Unito: i soldati commerciavano armi per droga

http://aprileonline.info  
 
Il ministero della Difesa di Londra ha fatto una parziale ammissione sul contrabbando dall’Iraq da parte di soldati britannici di armi da fuoco rubate, che secondo il “Sunday Times” sono state rivendute sul mercato nero in cambio di cocaina e denaro.

Il ministero non ha commentato direttamente la notizia del domenicale, ma ha riconosciuto che la polizia militare ha avviato un’inchiesta su armi di piccolo calibro e che la forze armate stanno valutando la possible incriminazione di soldati.

Il ministero della Difesa non ha voluto precisare il numero dei militari coinvolti, dove siano di stanza o quando il presunto reato sia stato commesso. Il Sunday Times ha rivelato che i soldati hanno portato pistole dall’Iraq in Germania, ne hanno vendute alcune in cambio di cocaina del valore sul mercato di 2.500 sterline (3.725 euro circa) che hanno successivamente piazzato ai soldati del contingente in Iraq. Secondo il quotidiano è la prima volta che la polizia militare britannica ha ottenuto prove che armi rubate sono state vendute per acquistare con il ricavato sostanze stupefacenti.

L’articolo ha sostenuto che al centro dell’inchiesta ci sarebbero militari del Terzo battaglione del reggimento di Yorkshire. Il battaglione ha una base vicino Fallingbostel, città tedesca a nord di Hannover. Il ministero della Difesa britannico teme che i militari abbiano fatto affari con organizzazioni criminali in Germania. 

Regno Unito: Royal Mail rivoluziona i francobolli

Regno Unito: Royal Mail rivoluziona i francobolli
http://euronews.net

Da un addio all’altro, Royal Mail cerca una via per riorganizzarsi e conquistare nuove fette di mercato: dopo aver perso il monopolio della distribuzione di pacchi, lettere e cartoline, le poste britanniche sembrano pronte a dare l’addio anche al tradizionale francobollo.

In effetti, Royal Mail ha cominciato a vendere on-line l’affrancatura: vale a dire che il cliente si connette da casa propria, a qualunque ora di qualunque giorno, paga con la carta di credito e stampa direttamente sulla busta - o su etichette adesive - un codice a barre unico, con il quale può, ovviamente, spedire la missiva.

Sistema pratico, destinato probabilmente a snellire qualche coda negli uffici postali, e forse anche a snellire ulteriormente la forza-lavoro. Non, però, a rimpiazzare completamente il tradizionale francobollo, assicurano alle poste: il Penny Black, nel 1840, diede al Regno un primato. Fino ad allora, la spedizione veniva pagata dal destinatario, non dal mittente. La tradizionale testa della Regina, che ha sempre consentito ai francobolli di essere chiaramente riconoscibili e quindi al Regno Unito di essere l’unico paese non scritto sui propri francobolli, resterà ancora a lungo. Se non altro per i collezionisti, che sono sempre stati una clientela affezionata e decisamente generosa, con le poste di Sua Maestà.

Regno Unito: News cinematografiche

Regno Unito: News cinematografice

htpp://cineuropa.org

L’estate è finita, portandosi dietro gli echi sessuali diffusi dai media, ma l’erotismo fa capolino, questo week-end, in due film europei in uscita sugli schermi britannici, diversissimi fra loro: il documentario parodico inglese Rabbit Fever di Ian Denyer ed Eros, film a tre mani di maestri mondiali come Wong Kar Wai, Steven Soderbergh e Michelangelo Antonioni.

In uscita in 20 sale per Maiden Voyage Pictures, l’indipendente Rabbit Fever è scritto e prodotto da Stephen Raphael (figlio dello sceneggiatore premio Oscar Frederic Raphael) e diretto dal documentarista Ian Denyer, già premiato col Bafta. Il mockumentary segue le prove e le tribolazioni di un gruppo di donne che partecipano regolarmente al ‘Rabbits Anonymous’, in cui tentano di superare la loro dipendenza dal ‘Rabbit’— il vibratore più soddisfacente e venduto del mondo. Tra i punti di forza del film, i cameo di celebrità come Richard Branson e Tom Conti, oltre all’epitaffio del film: “Ogni anno in Gran Bretagna si vendono più vibratori che lavatrici e asciugatori insieme!”

Eros, d’altra parte, è un’offerta più tradizionale dedicata ai seguaci di cinema d’autore da parte di Artificial Eye in un prestigioso cinema del West End (Curzon Mayfair) a Londra. L’antologia di tre mediometraggi sul tema dell’erotismo e dell’amore era stato presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia, nel 2004. Il film è una co-produzione francese/italiana/lussemburghese tra Solaris, Roissy Films, Cité Film Production, Fandango e Delux.

Altri sei film escono oggi, tra i quali la pellicola di fantascienza di Alfonso Cuarón, Children of  Men, distribuita da UIP, e Dirty Sanchez, commedia dell’esordiente Jim Hickey basata sullo show di successo di MTV. Il film è prodotto da Vertigo Films nel Regno Unito con MTV Films Europe Production. Pathé Distribution lo distribuisce in 208 sale.

Il Regno Unito da l’allarme botulino

Il Regno Unito da l’allarme botulino

http://paginemediche.it
 
Arriva dal Regno Unito l’allarme dipendenza da botulino. Uno studio condotto da Carter Singh, psicologo del Derbyshire Royal Infirmary, e da Martin Kelly, chirurgo plastico della clinica London Plastic Surgery Associates, in collaborazione con 81 centri di chirurgia plastica sparsi nel Paese, ha messo in luce l’alto rischio che il botox, il trattamento che elimina le rughe per circa sei mesi e che consiste in una semplice siringa, possa rendere dipendenti.
Secondo gli scienziati britannici, le persone che non riescono più a vedere allo specchio il loro viso segnato dall’età ricorrono al botox continuamente, a volte ancora prima che il suo effetto scompaia.
Come spiegato dai due ricercatori ai microfoni della BBC e ai colleghi riuniti nel convegno dell’Associazione britannica di Chirurgia plastica ed Estetica, è stato chiesto ad un campione di “amanti” del botulino di riferire quanto e come si sottoponessero al trattamento. Le risposte fornite da questi soggetti sono state comparate con quelle date da alcuni individui che erano soliti preferire trattamenti estetici e anti-età meno invasivi.
Il quadro che emerge dall’inchiesta è allarmante: quattro persone su dieci corrono dal chirurgo per iniettarsi il Botox ancora prima che l’effetto del trattamento precedente svanisca. Un’esigenza ossessiva che è causata direttamente da una incapacità ad accettare il proprio viso come realmente è e non da una dipendenza di tipo farmacologico. Non solo: il 50% del campione manifesta una mancanza di controllo nei confronti del processo naturale di invecchiamento; la stessa percentuale di persone esprime rabbia nei confronti di chi li critica per la loro abitudine al botulino; il 50%, inoltre, non dichiara di vedersi più giovane, ma di “sentirsi” più giovane. Tutti sintomi che i due studiosi hanno classificato come maniaco-compulsivi.
I ricercatori britannici hanno chiesto ai loro colleghi riuniti a Londra di prestare attenzione alla frequenza con la quale i loro pazienti richiedono il trattamento e tenere d’occhio i possibili Botox-dipendenti, anche alla luce del fatto che non sono ancora noti né provati gli effetti di un utilizzo intenso e a lungo termine della tossina. 

L’ Universita’ inglese regala gli IPod agli studenti

L’Universita’ inglese regala gli IPod agli studenti

http://punto-informatico.it
di Tommaso Lombardi

Dover (UK) - Accade nel Regno Unito: un college ha stanziato 25mila sterline per regalare iPod Nano agli studenti. Serviranno per seguire lezioni e lettorati, diffusi come podcast.
Il rettorato del South Kent College ha deciso di equipaggiare gli studenti con lettori iPod Nano, così da avviare la diffusione via Internet delle lezioni accademiche in formato podcast, da ascoltare direttamente sul proprio lettore MP3 portatile. L’operazione avrà un costo di 23mila sterline, pari a circa 33mila euro.
Gli iPod verranno regalati agli studenti in pari con i programmi e con le presenze, così da avere una funzione addizionale di “incentivo” e di premio al merito. I docenti sono piuttosto soddisfatti del progetto e per il momento l’università mette a disposizione il download di lezioni d’ingegneria, informatica e scienze dell’educazione. Successivamente, altri curriculum accademici saranno toccati da questa piccola rivoluzione didattica.

Non mancano voci discordanti e critiche piuttosto aspre: secondo l’associazione Campaign for Real Education, si tratta di un enorme spreco di denaro prezioso che non ha assolutamente alcun impatto sul rendimento accademico degli studenti. Per Nick Seaton, dirigente dell’associazione britannica, l’iniziativa equivale a “denaro pubblico buttato via”.

Tuttavia, negli Stati Uniti ed in Australia il formato podcast è utilizzato da molti atenei di prestigio per diffondere le registrazioni di lezioni e seminari: la Stanford University, ad esempio, gode di un accordo speciale con Apple per l’attuazione del progetto iTunes U, una soluzione interamente pensata per le esigenze delle università.

Uno dei promotori dell’uso didattico dei podcast, Michael Gay della Purdue University, è convinto che la digitalizzazione delle lezioni sia una grande convenienza per gli studenti, soprattutto per coloro che non riescono ad avere una frequenza assidua. “Con la registrazione audio delle lezioni in classe”, ha spiegato Gay in un’intervista rilasciata a PodcastingNews, “uno studente può aggiornare continuamente il proprio iPod con tutte le ultime lezioni e novità provenienti dai corsi che segue, semplicemente utilizzando un apposito software”.

I podcast, infatti, vengono diffusi attraverso la tecnologia RSS, che facilita l’aggregazione di contenuti attraverso semplici meccanismi di “sottoscrizione”: l’utente seleziona i podcast preferiti ed il software, automaticamente, si aggiorna con le ultime trasmissioni. La Purdue University è particolarmente all’avanguardia ed è dotata di un servizio, detto BoilerCast, che permette l’accesso ai podcast accademici a seconda delle materie d’insegnamento.

In Italia alcune università, come ad esempio l’Università degli Studi di Bergamo, offrono un servizio di podcasting gratuito ed abbastanza curato. Nonostante gli sforzi profusi dai creatori del servizio, al giorno d’oggi nessuna università italiana prevede la digitalizzazione delle lezioni e la loro diffusione via web.

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