Polemica britannica per il medico italiano superpagato in Scozia

Polemica britannica per il medico italiano superpagato in Scozia

(ANSA) - Un medico italiano, Annibale Bertollo, è stato ingaggiato a Padova dalle autorità sanitarie britanniche per prestare la sua opera di pronto soccorso in due ambulatori nelle remote Highlands scozzesi durante le festività natalizie. Lo scrive il Daily Telegraph, precisando che per la sua presenza di cinque giorni negli ambulatori di Torridon e Lochcarron Bertollo, 53 anni, è stato pagato 6.289 euro.

La decisione delle autorità locali dell’Nhs - la sanità pubblica britannica - è stata presa perché in tutto il paese non s’era trovato un dottore disponibile. La sanità, scrive il giornale, si è accollata le spese per il biglietto aereo (da Venezia, da dove è partito il 22, a Inverness), il soggiorno, e dell’affitto di un’auto.

“A prima vista - dice David Murray, un medico locale - sembra strano portare un medico dall’Italia. Ma la cosa ha a che vedere con i nuovi contratti per i medici di famiglia, che danno loro la possibilità di rifiutare la reperibilità fuori dagli orari di lavoro”. Bertollo, dice il quotidiano, è arrivato con 5 ore di ritardo il primo giorno, perché si è perso sulla via per Shieldag, il villaggio dove doveva alloggiare.

Per questo, afferma il quotidiano scozzese Daily Record, è stato pagato lo straordinario (375 euro) a un altro medico che era in servizio. “Sono stato pagato molto bene - ha dichiarato il medico italiano al ‘Record’ - E questo mi ha ripagato lo stare lontano da mia moglie e dalla famiglia e del lavoro il giorno di Natale”. Una portavoce dell’Nhs delle Highland non ha voluto commentare le notizie di stampa. “E’ responsabilità dell’Nhs fornire i servizi di sanità di base per la popolazione nella nostra zona”, hanno affermato le autorità locali in una nota.

Un’attività pluridecennale, fatta di tanti viaggi all’estero, e un’esperienza, quella scozzese, che presto verrà replicata ma che, per Annibale Bertollo, non é nulla di eccezionale né per il viaggio né per lo stipendio perche “i soldi - dice - vanno al 30% in tasse e poi ci sono le spese”. Nella sua casa di Cittadella (Padova) Bertollo, sposato e padre di due figli uno di 32 anni avvocato e uno di 10 che studia danza, è diviso tra lo stupore per il clamore della vicenda - per lui del tutto ingiustificato - e il raccontare della propria esperienza personale. Puntualizza subito che teme che la pubblicità sul suo lavoro sia legata a una possibile polemica, tutta britannica, legata alla carenza di medici di base. “Preferiscono l’ospedale o le specialità - dice Bertollo - e soprattutto, i medici inglesi, non vogliono finire in piccole località attratti come sono da Londra”.

 ”La situazione è tale - rileva - che medici inglesi hanno incontrato a Milano e a Padova, per quanto mi riguarda, i dottori italiani invitandoli ad andare a lavorare da loro per colmare i vuoti e così ho fatto io”. Bertollo ha iniziato la propria attività come medico di base, poi ha lavorato in Libia per conto dell’Agip in un posto di pronto soccorso e assistenza nel deserto; successivamente è andato in Nigeria. E’ stato anche a Nassiriya fino all’ultima esperienza, dal 22 al 27 dicembre scorsi, in Scozia, dove tornerà a breve per un periodo più lungo per lavorare in un ospedale. “Stupisce forse lo stipendio - rileva Bertollo - ma la tassazione è alta, mi devo pagare l’aereo, il vitto e l’alloggio, e poi ho rotto lo specchietto del fuoristrada che avevo in dotazione e dovrò rifondere il danno”. “Un fuoristrada con tutta l’attrezzatura medica a bordo - ha sottolineato - con tanto di satellitare che mi permetteva di localizzare e raggiungere il luogo da dove partiva la richiesta di soccorso”. 

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